Dopo il ferimento di due ventenni nella notte tra sabato e domenica al rione Sanità è arrivata la risposta dello Stato. Nella Basilica di Santa Maria della Sanità il Prefetto Michele di Bari e il Sindaco Gaetano Manfredi hanno riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza per lanciare un segnale chiaro: il quartiere non sarà abbandonato alla deriva di violenza. Il piano d'azione prevede un'intensificazione dei servizi di pattugliamento, con un aumento del personale in strada e presidi fissi di Polizia e Carabinieri.Ma nel frattempo si riaccende il dibattito sulle misure di contrasto alla violenza tra giovanissimi a Napoli e la preoccupante diffusione di armi anche nelle scuole. Il Ministro Valditara ha dato l'ok all'istallazione dei metal detector negli istituti superiori, "solo dove venga fatta espressa richiesta”, una misura che fa discutere e divide non solo il mondo della scuola tra favorevoli e contrari, ma solleva dubbi anche in chi come il magistrato Catello Maresca, è da sempre impegnato sul campo e nelle scuole per la legalità. Intervistato da Otto Channel canale 16 il giudice è stato chiaro: servono modelli positivi.
Dottore Catello Maresca stiamo assistendo a un fenomeno che ciclicamente si ripropone non solo a Napoli. Da un lato abbiamo giovani giovanissimi che scendono di casa armati il sabato sera, dall'altro abbiamo una guerra tra bande di ragazzini che si consuma nei quartieri. Sono due due facce della stessa medaglia o vanno affrontati in maniera separata?
"Io credo che sia sempre la stessa storia e purtroppo una storia già vista rispetto alla quale si cerca di intervenire in maniera estemporanea con provvedimenti tampone, ma mi sembra che manchi una strategia complessiva per affrontare il fenomeno. Questo in città come purtroppo anche a livello nazionale.
Ecco secondo lei Intensificare i controlli, il metal detector nelle scuole, può funzionare?
"A me spaventa. Spaventa soprattutto il metal detector nelle scuole. Devo dire la verità, quando l'ho sentito mi è venuto un brivido alla schiena. Perché io non credo che si debba arrivare e che siamo arrivati a questo punto. C'è bisogno di investire sia nella repressione immediata, ma soprattutto nella certezza della pena. In un messaggio che deve passare che chi viene sanzionato viene sanzionato veramente e duramente e in maniera severa. E soprattutto e questa è una cosa che proviamo a fare anche col volontariato da tanti anni e con la prevenzione con la cultura antimafia con la diffusione di messaggi e di modelli soprattutto positivo positivi. Questo è un percorso che è un po più lungo e una strategia a medio lungo termine che però deve essere subito messa in campo".