Napoli

“L’idea del ministro Valditara di installare metal detector nelle scuole per contrastare la presenza di armi mi lascia molto perplesso”. Così il consigliere regionale ed ex assessore al welfare del Comune di Napoli, Luca Trapanese commenta la proposta del titolare del Dicastero all'Istruzione per le scuole.

“Significa rinunciare a una visione di cura e prevenzione della violenza e scegliere una strada di controllo e punizione. E io credo che così non si risolva il problema, lo si sposti soltanto”, commenta Trapanese.

Un metal detector non intercetta il disagio

“Un metal detector può forse intercettare un oggetto, ma non intercetta la rabbia, il disagio, la solitudine, l’abbandono educativo che tanti ragazzi si portano dentro”.

Di qui la proposta di “una strategia strutturale” che preveda “supporto alla genitorialità e alle famiglie; accompagnamento dei genitori nei momenti difficili; interventi educativi nelle scuole su emozioni, conflitti, rispetto; più educatori, psicologi, presìdi sociali, comunità; cultura della legalità che nasce dalle relazioni, non dalla paura”.

“I giovani imparano la legalità soprattutto attraverso la cultura, l’ascolto, la scuola che include e orienta. Non attraversando un varco come se entrassero in un luogo da cui difendersi. Trasformare le scuole in spazi di controllo significa perdere la loro missione: essere luoghi di crescita, libertà e futuro”.

Prevenzione ed eduzione

Ma c'è un altro interrogativo sollevato dall'ex assessore al welfare: “Quando una società normalizza il controllo – scrive Trapanese - come risposta ai problemi, il passo verso una quotidianità disumana è breve”. Il messaggio: “Non voglio che la sicurezza diventi sinonimo di paura e sopraffazione. La vera sicurezza nasce altrove: dalla prevenzione, dalla cura, dall’educazione e da una comunità capace di non lasciare indietro nessuno”.