La scelta che pesa su Palazzo Chigi. Sono ore di riflessione per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiamata a decidere se aderire al Board of peace per Gaza, l’organismo promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La cerimonia istitutiva è prevista per domani a Davos, a margine del forum economico mondiale, ma da Palazzo Chigi trapelano forti perplessità, soprattutto di natura costituzionale e politica.
Il sì di Israele e le adesioni limitate
Nelle scorse ore il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha confermato la partecipazione al board, rafforzando l’iniziativa di Trump sul piano simbolico. A oggi i leader invitati sarebbero 52, ma solo otto avrebbero formalizzato l’adesione. Tra questi anche il presidente argentino Javier Milei, che sarà presente alla cerimonia di Davos.
Dubbi e tensioni nella maggioranza
In Italia la questione divide. Nella maggioranza di governo, con Forza Italia in prima linea, non mancano le riserve sull’opportunità di entrare in un organismo che include figure controverse come il presidente russo Vladimir Putin e il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko. Perplessità analoghe arriverebbero anche dal Quirinale, preoccupato per i profili istituzionali e per l’impegno economico richiesto, pari a un miliardo di dollari come quota di adesione.
Il contesto europeo e lo scontro con Trump
La decisione di Meloni si inserisce in un quadro internazionale già teso. Domani sera a Bruxelles è in programma un Consiglio europeo straordinario, chiamato a discutere la risposta dell’Unione alle minacce di dazi americani e alle tensioni legate alla Groenlandia. In questo scenario, il presidente francese Emmanuel Macron ha alzato i toni contro Trump, denunciando il rischio di un «mondo senza legge» e sostenendo la necessità di ricorrere allo strumento anti-coercizione europeo.
La linea della prudenza
Meloni, che aveva già escluso la propria partecipazione al World Economic Forum in corso a Davos, cerca ora di preservare un ruolo di equilibrio tra Washington e Bruxelles. Un’adesione al Board of peace potrebbe incrinare i rapporti con l’Unione europea, mentre un no rischierebbe di tradursi in uno strappo politico con Trump. Per questo la presidente del Consiglio continua a muoversi sul terreno del dialogo e della cautela, rinviando ogni decisione a dopo il confronto europeo.