Avellino

 Il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Avellino promuove l’incontro formativo dal titolo “Avvocatura: regole formali e coscienza individuale”, un momento di riflessione ampia e attuale sul rapporto tra norme deontologiche e responsabilità personale, quotidiana e umana dell’avvocata e dell’avvocato.

L’evento si terrà il 22 gennaio alle ore 15.30, presso la Sala del Circolo della Stampa di Avellino.
Nel corso dell’incontro sarà presentato il volume “Avvocato Zen – Equilibrio personale e professionale” dell’Avvocata Giovanna Caliendo, che propone una prospettiva originale e necessaria: la consapevolezza di sé, la gestione dello stress e l’ascolto delle proprie emozioni non come elementi estranei alla deontologia, ma come suo presupposto profondo.

Dopo i saluti istituzionali degli avvocati Fabio Benigni, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino e dell'avvocato Giovanna Perna, Presidente del Comitato Pari Opportunità, sono previsti gli interventi di:

Adele Sessa, Presidente di Sezione del Consiglio Distrettuale di Disciplina Forense della Corte di Appello di Napoli, che si soffermerà sui risvolti della tematica in materia di deontologia forense;

Dott. Lorenzo Savignano, Referente ASL Avellino per l’Educazione e la Promozione della Salute, il quale, richiamando l’articolo 1 della Costituzione, evidenzierà come in alcune situazioni sia necessario non solo un cambiamento delle regole e delle procedure esterne, ma soprattutto una rinnovata attenzione alla persona, affinché il lavoro non diventi luogo di sofferenza o malessere.

Le conclusioni saranno affidate all’Avv. Giovanna Caliendo, autrice del volume. L’incontro sarà moderato dall’Avv. Antonella Sorice, Vicepresidente del Comitato Pari Opportunità.  Per la Presidente del Comitato Pari Opportunità, Giovanna Perna, l’incontro rappresenta un passaggio significativo:

«Quando parliamo di equilibrio tra vita personale e professionale, non partiamo tutti dallo stesso punto. Le regole formali dell’avvocatura sono uguali per tutti, ma l’esperienza concreta di quelle regole non lo è. È una questione di pari opportunità, di accesso reale alla professione, di sostenibilità del lavoro nel lungo periodo. Un’avvocatura che ignora queste differenze rischia di essere formalmente neutra, ma sostanzialmente diseguale».

Un’avvocatura che riflette sulla coscienza individuale è dunque chiamata a interrogarsi anche su chi resta indietro, su chi paga il prezzo più alto in termini di stress, rinuncia e isolamento professionale.
Il Comitato Pari Opportunità ribadisce così il valore di un percorso di consapevolezza che rimetta al centro la persona, nella sua complessità, nel suo genere e nel suo tempo di vita.