"Etichettare la dualità di candidature a capitale italiana della Cultura nel Sannio come un fallimento della politica non è corretto né risponde all’effettivo svolgimento dei fatti. In politica, come nella vita, la critica e anche l’autocritica valgono a qualcosa soprattutto se costruttive".
Lo scrivono in una nota il sindaco di Benevento Clemente Mastella e l'assessore alla Cultura Antonella Tartaglia Polcini che spiegano: "Il lavoro dei territori merita riconoscimento ed è su quanto di positivo questo lavoro è stato in grado ed è ancora capace di esprimere che occorrerebbe puntare, piuttosto che tornare ad autolesionistiche recriminazioni, che rischiano di sfociare in uno sterile, se non ulteriormente dannoso, nichilismo. Non è corretto nella misura in cui il pluralismo culturale e, coerentemente, la promozione e valorizzazione delle specificità territoriali, ma soprattutto il rispetto e la tutela delle autonomie locali e della volontà dei singoli Comuni non costituiscono un disvalore"
"È irragionevole oltre che deleterio sacrificare il rigore, la passione e la serietà con i quali si è costruito un dossier di oggettivo valore, spostando la lancetta della responsabilità sul fallimento della politica, che non avrebbe imposto l’unicità della proposta a tutti i costi - tuonoano Mastella e Tartaglia Polcini -. La narrazione della 'candidatura doppione' è fuorviante per due ragioni: la candidatura di Benevento, unita in questo caso a Pietrelcina, non poteva implicare la sottrazione della possibilità per gli altri 76 Comuni sanniti. È un automatismo inesistente. Soprattutto quella della Città Caudina non era una candidatura esclusivamente sannita: coinvolgeva due Province (oltre al Sannio, anche l’Irpinia, con il sostegno di Comuni del Casertano).
I fatti e la memoria di questa esperienza raccontano come sono andate effettivamente le cose. Le regole di questa competizione non lasciano troppo spazio alla fantasia: alla selezione possono partecipare i Comuni, le Città metropolitane e le Unioni di Comuni. L’interlocuzione tra i territori è stata aperta più e più volte con la Città caudina, ma poi si è preso atto della volontà - più che legittima - di procedere ciascuno con un progetto, con l’intesa che, all’esito della selezione, qualunque fosse stato il risultato, si sarebbe lavorato tutti insieme, in spirito costruttivo.
Questo è rispetto, non fallimento - precisano il sindaco di Benevento e l'assessore alla Cultura -; è riconoscimento delle reciproche dignità di partecipazione, non campanilismo.
A fronte di una pluralità e varietà di proposte, il buon governo suggerisce piuttosto di accoglierle e coltivarle come segno di vivacità, di ricchezza di opportunità, di fermento diffuso. Si possono e si devono governare i processi partecipati ma non ci si può spingere né si deve pretendere di soffocare le istanze locali, quando queste sono chiaramente orientate a perseguire un obiettivo in pienezza di autonomia. Oltretutto la lezione di Pompei ha dimostrato, lo scorso anno, che a nulla valsero le scelte di aggregare tra loro tanti territori diversi in un sostegno corale ad un’unica candidatura di indiscusso valore.
Come recita una massima di Confucio, quando una cosa è semplice, meglio non insistere a renderla complicata".