Il portone chiuso e i turisti in piazzetta. Dietro al portoncino di ferro tutto è come sospeso da anni. Il giardino sul retro è una selva incolta. Nella piccola piazza affacciata sul canale, gruppi di turisti osservano la targa dedicata a Henri de Régnier, che qui visse e scrisse a cavallo tra Otto e Novecento. Qualcuno, per scaramanzia, sfiora un corno rosso. A Venezia la leggenda è parte del paesaggio. Palazzo Ca’ Dario è di nuovo in vendita. Il prezzo, venti milioni di euro, circola in trattative riservatissime curate dal ramo immobiliare di Christie’s insieme a Engel & Völkers. Un ritorno ciclico, quasi rituale, per quello che Venezia chiama da secoli il palazzo maledetto.

Un capolavoro sul Canal Grande

Edificio rinascimentale affacciato sul Canal Grande, nel sestiere di Dorsoduro, Ca’ Dario è stato immortalato da Claude Monet e ammirato da generazioni di storici dell’arte. Eppure la sua bellezza non è mai riuscita a scrollarsi di dosso una fama cupa, costruita in 546 anni di morti premature, rovine finanziarie e tragedie familiari. La storia nera inizia nel Quattrocento con Giovanni Dario, segretario del Senato della Repubblica di Venezia, che lo destinò in dote alla figlia Marietta. Il marito fallì e fu ucciso, lei si tolse la vita gettandosi nel canale, il figlio morì poco dopo in un agguato. Da allora, mercanti, nobili e finanzieri sembrano seguire un copione simile: rovina economica, malattie, morti violente.

Dall’Ottocento al Novecento

Nell’Ottocento un commerciante armeno di pietre preziose perse tutto e cedette il palazzo per una cifra irrisoria. A fine secolo la sventura colpì persino gli ospiti: de Régnier, ricordato nella targa in piazzetta, si ammalò gravemente proprio qui. Nel Novecento la sequenza si fece più ravvicinata e celebre, fino a lambire il mondo dell’arte, della musica e della finanza internazionale. Tra i proprietari e gli affittuari figurano Kit Lambert, manager degli Who, segnato da dipendenze e rovina, e il finanziere Raul Gardini, morto suicida nel 1993. Anche il regista Woody Allen rinunciò all’acquisto quando la trattativa sembrava chiusa. Troppo lunga, si dice, la lista delle disgrazie.

Un palazzo disabitato

L’attuale proprietario, rappresentato da una società americana e rimasto anonimo, ha acquistato Ca’ Dario nel 2006. Da allora non lo ha mai abitato, né affittato, né utilizzato. I quattro piani, con nove camere da letto, otto bagni, terrazza sul canale e pontile privato, sono rimasti chiusi, come sospesi nel tempo. Secondo le voci popolari, il palazzo sorgerebbe su un antico cimitero templare, origine di influenze nefaste. Nessuna spiegazione storica o scientifica, solo una leggenda che continua a pesare come un’ombra. Ora Ca’ Dario attende un nuovo proprietario, qualcuno disposto a investire milioni e a sfidare, insieme al mercato immobiliare veneziano, anche la sua fama più oscura.