Avellino

E' francamente imbarazzante l'immobilismo dei partiti ad Avellino in vista delle prossime elezioni comunali che si terranno all'incirca tra centoventi giorni. Non si muove foglia. Qualcuno ha provato a scuotere il campo con un sondaggio più o meno farlocco ma è durato il tempo di un gelato sotto il sole di agosto.

Le candidature possibili in campo

Proviamo allora a tracciare un quadro della situazione attuale. Mentre il Pd si arrovella su come celebrare un congresso provinciale che non interessa nemmeno al portiere del palazzo (se c'è ancora) di via Tagliamento, c'è da ammettere una verità: oggi il candidato più competitivo che già si è organizzato ed è pronto a lanciare la sfida è sicuramente l'ex sindaco di Avellino Gianluca Festa.

La questione giudiziaria che rischia di incidere sul voto

C'è, un piccolo problema, però. Da oggi Festa sarà in tribunale per difendersi da accuse pesantissime, che hanno gettato un'ombra sinistra sul suo operato da sindaco. Le ultime elezioni regionali ci hanno confermato che il Festa ha ancora parecchie cartucce da sparare. Ad Avellino città ha rastrellato la bellezza di 1706 voti mentre a livello provinciale ha superato quota 5mila. Insomma, l'ex sindaco - seppure indagato e mollato dai partiti - in una battaglia elettorale combattuta in solitudine con una lista del presidente Cirielli del tutto sconosciuta, è riuscito a ottenere obiettivamente un risultato significativo.

Chi sono gli altri competitor?

In questo scenario deprimente, il centro destra è già diviso tra chi vorrebbe un'alleanza ufficiale con i simboli di partito e chi invece strizza l'occhio al civismo (vedi D'Agostino e Petitto). Da Roma si segue il caso Avellino. E il nome più accreditato al momento resta quello dell'ex direttore del Gr1 di Radio Rai e notista politico di lungo corso del Tg1 Francesco Pionati, a cui non dispiacerebbe ricalcare le orme di suo padre Giovanni, nobilissimo e integerrimo primo cittadino di Avellino degli anni difficili del dopo terremoto.

I tormenti del campo largo

Sul Pd sarebbe il caso di stendere un velo pietoso. Ma c'è sempre la possibilità di un riscatto, specie se Maurizio Petracca, che ora ha anche un ruolo politico di rilievo come capogruppo in consiglio regionale, riuscisse a capire che il partito deve andare oltre i “soliti noti” e aprirsi al mondo delle professioni. Il tentativo con De Maio è andato male per tanti motivi. Provare a ripartire con una maggiore apertura mentale senza veti e ricatti potrebbe essere utile.

Il rebus dei Cinque Stelle e il modello Fico

Non sappiamo che ruolo potrà avere il modello Manfredi e soprattutto l'influenza del patto che ha portato Fico a guidare la regione. In questo caso Roma potrebbe intervenire e imporre non solo l'alleanza ma anche il nome del candidato sindaco. E visto che il Pd ha perso le ultime tre consultazioni elettorali col suo candidato stavolta potrebbe toccare ai 5 Stelle. C'è in pole il nome di Carlo Sibilia, ex viceministro dell'Interno, che Fico avrebbe voluto in giunta in Regione. Ma è solo un'ipotesi. Ci sarà tempo per capire. In politica come nel calciomercato i nomi si bruciano nel giro di poche ore. Ma intanto sarebbe il caso di iniziare a parlare anche di quelle che sono le emergenze della città. Quelle no, non aspettano.