Netta presa di posizione dei medici dell’emergenza-urgenza contro l’ipotesi di prolungare l’attività lavorativa fino a 72 anni per far fronte alla carenza di personale negli ospedali. Simeu (Società italiana di medicina di emergenza-urgenza) e Simeup (Società italiana di medicina di emergenza-urgenza pediatrica) esprimono forte dissenso nei confronti dell’emendamento al Milleproroghe che prevede il ricorso ai medici prossimi alla pensione, in particolare nei Pronto soccorso.
Secondo le due società scientifiche, si tratta di una soluzione tampone che non affronta i problemi strutturali del sistema sanitario. «È un provvedimento che non risolve le criticità, soprattutto nei ruoli strategici come i Pronto soccorso e i setting di emergenza-urgenza, che richiedono elevati standard di prontezza operativa, sostenibilità professionale e continuità assistenziale», affermano i presidenti Vincenzo Tipo (Simeup) e Alessandro Riccardi (Simeu).
I vertici delle due società sottolineano come l’emergenza-urgenza rappresenti un ambito ad alta complessità, caratterizzato da carichi di lavoro gravosi e ritmi intensi, difficilmente compatibili con il prolungamento dell’età lavorativa. «Il rischio concreto – avvertono – è quello di rinviare ancora una volta interventi indispensabili, come assunzioni stabili e programmate, la valorizzazione delle carriere ospedaliere, il miglioramento delle condizioni di lavoro e una formazione strutturata e continua».
Un altro effetto negativo temuto riguarda le nuove generazioni di medici. Secondo Simeu e Simeup, il ricorso ai pensionandi potrebbe «comprimere ulteriormente le prospettive professionali dei più giovani», alimentando disaffezione verso l’ospedale e la sanità pubblica, già oggi in evidente sofferenza.
La conclusione è netta: «La carenza di medici non può essere affrontata prolungando l’età lavorativa – ribadiscono Tipo e Riccardi – ma rendendo nuovamente attrattivo, sostenibile e riconosciuto il lavoro ospedaliero, soprattutto nei contesti di emergenza e di emergenza pediatrica, che rappresentano un presidio essenziale del Servizio sanitario nazionale».