Napoli

 

Napoli prova a guardare al futuro senza dimenticare le zavorre del passato. Oggi, 23 gennaio, l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta ha presentato in Commissione lo schema di previsione per il triennio 2026-2028. Il quadro emerso è quello di una città in chiaroscuro: da un lato un recupero record sui debiti storici, dall’altro la scure dei tagli statali che rischia di frenare la manutenzione di strade e case popolari proprio nell'anno in cui Napoli sarà Capitale europea dello Sport.

I numeri della sfida: meno debiti, meno risorse

Il "buco" nelle casse comunali fa meno paura rispetto a quattro anni fa, ma continua a dettare l'agenda. Tra il 2022 e il 2025, l'amministrazione è riuscita a ridurre il disavanzo e il debito finanziario per una cifra complessiva superiore a 1,5 miliardi di euro. "Questa è una legislatura di risanamento", ha ribadito Baretta, sottolineando come il debito sia sceso da quasi 2,9 miliardi a circa 2 miliardi.

Tuttavia, il percorso resta in salita. Ogni anno il Comune deve bruciare oltre 380 milioni di euro solo per onorare i debiti pregressi e abbattere il disavanzo. A peggiorare lo scenario per il 2026 è il taglio di 70 milioni di euro previsto dal Patto per Napoli, un'assenza di ossigeno che costringerà Palazzo San Giacomo a fare i salti mortali per mantenere gli equilibri.

Turismo e tasse: la spinta delle entrate

A tenere a galla i conti è la vitalità della città. L'incremento del gettito Irpef (+15 milioni) e il boom dell'imposta di soggiorno (+8 milioni) confermano che Napoli sta incassando la sua quota di attrattività internazionale. Anche la riscossione coattiva inizia a dare frutti, con circa 250 milioni di euro accertati, sebbene questi fondi non siano ancora tutti disponibili per la spesa immediata.

Sul fronte degli investimenti, l'amministrazione punta su asset strategici. Sport e grandi eventi: 1,5 milioni per Napoli Capitale europea dello Sport e 880mila euro per l'America's Cup. Cultura e Turismo: complessivi 18 milioni di euro per alimentare l'indotto. Partecipate: Napoli Servizi vede il rinnovo del contratto con un adeguamento di 4 milioni, portando il totale a 65 milioni di euro per i servizi cittadini.

Il nodo delle periferie e dell'edilizia ERP

La vera battaglia politica si sposta però sulla manutenzione. Se la spesa ordinaria è triplicata dall'inizio della consiliatura (passando da 10 a 28 milioni annui, con l'obiettivo di arrivare a 34 nel 2028), le opposizioni e parte della maggioranza chiedono di più per le case popolari (ERP).

Salvatore Guangi (FI) e Gennaro Acampora (Pd) hanno richiamato l'attenzione sulla necessità di interventi urgenti negli alloggi e negli impianti sportivi di quartiere. Baretta ha risposto annunciando un piano di manutenzione straordinaria da oltre 10 milioni di euro, attingendo anche ai cosiddetti "mutui dormienti".

La partita non finisce qui: tra primavera ed estate arriveranno due nuove manovre di assestamento. Sarà quello il momento della verità per capire se Napoli riuscirà a trasformare i risparmi del risanamento in servizi reali per i cittadini, o se dovrà continuare a correre solo per restare ferma.