Il comitato irpino "Uniamoci per l’Acqua" ha preso parte ad una riunione pubblica con i cittadini della piccola contrada Malvizza, area di confine tra quattro Comuni: Ariano Irpino, Moltecalvo Irpino, Castelfranco in Miscano e Ginestra degli Schiavoni.
Domenico Petrillo è sconcertato: "Quello che abbiamo ascoltato e quello che abbiamo visto già lungo la strada, racconta un dramma semplice e brutale: l’acqua “si perde” prima di arrivare, e quando arriva non arriva a tutti".
Il report del comitato Uniamoci per l'acqua
"Nel tragitto verso Malvizza abbiamo contato almeno tre perdite di acqua che affioravano sull'asfalto. Tre punti diversi. Tre ferite aperte. E mentre l’acqua si disperde, a valle c’è chi resta a secco per giorni".
Un cittadino, Domenico Di Rubbo, ha riassunto perfettamente la situazione: interruzioni lunghi e ripetute: “Dieci giorni fa è mancata per una settimana”.
Nessuna pressione neppure allo sfiato: un giovane “di buona volontà” ha verificato aprendo un tombino e lo sfiato: non usciva nemmeno la pressione. Dopo quella verifica si sono individuate alcune perdite.
Malvizza è ultima della condotta: quando l’acqua manca 4–5 giorni, da loro non arriva nemmeno dopo tre giorni dalla riapertura, perché nel frattempo gli altri riempiono le riserve. E quando finalmente potrebbe arrivare, spesso viene di nuovo tolta. Risultato: una settimana senza acqua non è un’eccezione, è un rischio ricorrente.
Soluzioni di sopravvivenza: “Prendo il trattore con la botte da 30 quintali, vado a prendere l’acqua in un pozzo, ci metto le cialde di cloro e la butto nella riserva.”
Questa frase da sola dovrebbe far vergognare chiunque abbia responsabilità di gestione: nel 2026 si sta ancora così.
Estate di battaglia continua: più ore e giorni senza acqua che con acqua. E quando serviva davvero (doccia, igiene, vita quotidiana), spesso veniva tolta prima.
Costi che aumentano e doppi costi in casa: autoclavi, pompe, riserve, lavatrici “a rischio”, consumi elettrici che salgono.
Bollette più care: “Prima pagavo intorno ai 35 euro, adesso siamo arrivati a 65.” Paghi di più e ricevi di meno: questa non è una disfunzione, è una ingiustizia.
E la battuta amara finale, detta con rabbia ma con lucidità: "Ci stanno vendendo nell'acqua anche l'aria".
"Ci stanno vendendo nell'acqua anche l'aria": Cioè: paghi perfino quello che non ti danno.
Il punto politico e tecnico
Qui non stiamo parlando di “disagi”, ma di mancanza di servizio essenziale. E non è accettabile che l’unica risposta concreta sia l’organizzazione individuale (botti, pozzi, cloro, riserve). Questo non è “adattamento”: è abbandono.
Decisioni prese in assemblea. Dalla riunione sono uscite due decisioni operative, nette:
1) Adesione dei cittadini di Malvizza al Comitato "Uniamoci per l'acqua", per trasformare un problema vissuto in silenzio in una vertenza collettiva, pubblica, documentata.
2) Richiesta formale di un incontro con il direttore generale Palomba, da tenersi direttamente a Malvizza insieme ai cittadini, perché il DG veda e ascolti sul posto: la condotta “di fondo linea”, le riserve, l’assenza di pressione, le perdite lungo strada, la realtà concreta che i numeri da ufficio spesso non raccontano.
3) La richiesta è semplice
"Non chiediamo favori. Chiediamo servizio, riparazioni vere, pressione e continuità e soprattutto rispetto: perché l’acqua non è un lusso e Malvizza non è “periferia sacrificabile”.
Da oggi Malvizza non resta sola. E questa volta non basta dire “stiamo lavorando”: servono fatti, date e responsabilità".