Cominciano a produrre risultati concreti gli accertamenti della Guardia di Finanza di Napoli, coordinati dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania, sul mancato versamento dell’imposta regionale sulle concessioni demaniali marittime rilasciate dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale. Un’imposta che per anni, secondo gli inquirenti, sarebbe stata sistematicamente disattesa, a fronte di iniziative di recupero giudicate deboli o inesistenti.

I controlli nei porti campani

Le verifiche del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli hanno evidenziato come l’addizionale regionale ai canoni demaniali non fosse stata corrisposta dalla totalità degli operatori economici titolari di concessioni nei porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia. A seguito degli accertamenti, l’Autorità portuale ha inviato 422 avvisi di messa in mora ai concessionari inadempienti.

Gli incassi e i nomi eccellenti

Dalle prime richieste di pagamento sono già confluiti nelle casse regionali di Palazzo Santa Lucia 3 milioni e 132 mila euro. Tra i soggetti indicati come morosi compaiono operatori di primo piano della logistica e dell’energia. Secondo la ricostruzione investigativa, alcune società non avrebbero effettuato alcun versamento nonostante importi dovuti rilevanti, mentre altri concessionari avrebbero pagato solo una parte di quanto previsto prima della messa in mora.

Pagamenti parziali e differenze contestate

Gli accertamenti evidenziano che anche i concessionari con versamenti più consistenti non avrebbero comunque saldato l’intero dovuto. Le differenze tra quanto pagato e quanto richiesto emergono come elemento ricorrente e rafforzano, per gli inquirenti, l’ipotesi di una prassi consolidata di sottovalutazione dell’obbligo tributario.

Il danno erariale sotto la lente

L’attività istruttoria, delegata dalla Procura contabile campana alla Guardia di Finanza, è tuttora in corso. L’obiettivo è quantificare il danno erariale prodotto dal mancato versamento nelle annualità ormai prescritte, tra il 2016 e il 2019, e favorire ulteriori azioni di recupero per gli anni non prescritti, dal 2020 al 2025. Per il periodo compreso tra il 2013 e il 2019, la stima del danno oscillerebbe tra i 9 e i 10 milioni di euro.

Il nodo normativo

L’imposta regionale sulle concessioni demaniali marittime, pari a una percentuale variabile tra il 10 e il 25 per cento del canone, è prevista da una normativa risalente agli anni Settanta ed è stata recepita dalla Regione Campania nel 1972. Fino al 2024, anche alla luce di una pronuncia della Corte costituzionale, si era diffusa l’interpretazione secondo cui l’imposta non si applicasse alle concessioni rilasciate dalle Autorità di Sistema Portuale. Un orientamento che oggi viene ritenuto errato e che ha aperto la strada all’attuale azione di recupero.