Non c’è solo l’incendio della notte di San Silvestro a gravare sulla posizione di Jacques Moretti e Jessica Maric. In meno di due anni, le fiamme sono divampate tre volte in locali riconducibili alla coppia. Nel 2024, sempre nel seminterrato del Constellation, a causa di candele scintillanti troppo vicine al controsoffitto fonoassorbente. Nel marzo dell’anno precedente, un altro rogo aveva colpito il vecchio bar di Lens, poi trasformato nel ristorante di lusso corso Le Vieux Chalet. Episodi che, singolarmente, non hanno fatto scattare controlli serrati sulla sicurezza da parte del municipio.

Il dossier delle vittime

Ora quei precedenti tornano centrali nel dossier che l’avvocato Sébastien Fanti si appresta a depositare alla procura di Sion. Un esposto corredato da decine di testimonianze di familiari delle vittime e feriti della strage, pronto a incrinare la linea difensiva dei proprietari. Tra i racconti, quello di un cliente francese che due anni fa avrebbe documentato un principio d’incendio della stessa schiuma poi andata in fiamme a Capodanno, soffocato solo grazie alla prontezza dei presenti.

Da colpa a dolo

La procura ha fatto sapere di essere pronta a verbalizzare le nuove deposizioni e ad acquisire immagini considerate potenzialmente decisive. Se confermate, potrebbero trasformare le accuse da colpose a dolose, dimostrando la consapevolezza del rischio incendio. Un punto che smentirebbe quanto dichiarato da Jacques Moretti, che negli interrogatori ha sostenuto di ignorare la natura combustibile dei pannelli. Sotto la lente dei magistrati c’è anche la ristrutturazione del 2015. Il soffitto fonoassorbente del Constellation sarebbe stato incollato dallo stesso Moretti con l’aiuto di un operaio rumeno, già impiegato nei lavori di un night club gestito dall’imprenditore in Corsica. Nel 2016 Moretti è stato condannato per lavoro nero proprio per l’assenza di un contratto. Durante l’interrogatorio ha rifiutato di fare il nome dell’operaio, ma la procura intende rintracciarlo: potrebbe chiarire se i proprietari sapessero che i pannelli non erano ignifughi.

Il mistero Panine

Restano pesanti interrogativi anche sulla morte di Cyane Panine, indicata come la cameriera che avrebbe innescato il rogo con le bottiglie scintillanti. Le versioni fornite da Jessica Maric e da Moretti non trovano riscontri: nessun testimone conferma i tentativi di rianimazione, nessuna vetrata risulta sfondata. Panine è una delle poche vittime trovate al primo piano e su di lei non è stata eseguita l’autopsia. La procura vuole capire come sia arrivata così vicina all’uscita dall’epicentro dell’incendio.

Porte chiuse e versioni contrastanti

Nel mirino degli inquirenti c’è anche l’uscita del seminterrato trovata chiusa a chiave. Per i documenti di polizia era un’uscita di emergenza, per Moretti una semplice porta di servizio. La mancanza di segnaletica e le dichiarazioni contrastanti su chi l’abbia chiusa alimentano i sospetti. Un ex dipendente, rientrato in Francia, ha smentito la versione del titolare, affermando che quella porta era sempre serrata. Nonostante i dubbi, i coniugi Moretti restano liberi nel loro chalet di Lens, dove continuano a incontrare parenti, amici e dipendenti. Una condizione che i legali delle vittime contestano, temendo un possibile deterioramento delle prove. La cauzione da 200 mila franchi è stata versata da un anonimo amico, che secondo le ultime tracce sarebbe un milionario di Ginevra con un conto a Dubai. Un altro tassello opaco di una vicenda che la magistratura svizzera considera tutt’altro che chiusa.