Il Blue Monday internazionale era una settimana fa, il 19 gennaio 2026. Napoli, invece, lo celebra oggi: il suo lunedì più triste dell’anno.
La sconfitta contro la Juventus ha il sapore della sentenza, quasi tombale per i sogni Scudetto. Meglio parlar chiaro però: il Napoli è stato in partita fino al 77esimo, gli manca un rigore, e se avesse pareggiato alla Stadium i ragazzi sarebbero stati da accogliere in aeroporto a Capodichino. Insomma non è una debacle e la squadra c'è, tutt'altro e per questo non pare peregrina la carica di Antonio Conte – «la barca è in tempesta ma non scendiamo» – la sensazione è che la strada si sia fatta improvvisamente ripida. Difficile, difficilissima. E facile, in realtà, non lo era mai stata: neppure all’inizio, quando qualcuno aveva scambiato il percorso per una passeggiata. Non impossibile, certo. Ma oggi serve guardare in faccia la realtà e provare ad analizzare cosa sia accaduto.
Cos’è successo davvero?
Si può arrivare a dire che il Napoli abbia sbagliato quasi per intero il mercato estivo?
Lucca e Lang sono stati bocciati nei fatti, prima ancora che nelle parole: ceduti, senza appello. In due erano costati circa 75 milioni di euro, quasi la metà dell’intera spesa estiva. Una voragine.
Beukema, uno dei pochi teoricamente “arruolabili” a Torino, è rimasto in panchina. Conte ha preferito abbassare Di Lorenzo nella linea dei centrali e adattare Gutiérrez fuori ruolo. Considerando anche un rendimento mai davvero convincente dell’olandese, la sensazione di bocciatura si fa forte. E il conto sale: oltre cento milioni investiti, con ritorni minimi.
Poi ci sono i casi ancora più nebulosi: Gutiérrez, finora oggetto misterioso; Marianucci, fuori rosa; Elmas, che si conosceva già; De Bruyne, capitolo a parte, quasi extraterritoriale.
A salvare parzialmente il bilancio tecnico restano Milinkovic-Savic e Højlund, gli unici ad aver garantito un apporto realmente positivo.
Non è la prima volta che il Napoli sbaglia una campagna acquisti: era già accaduto nell’anno successivo al terzo Scudetto. Ma allora le cifre erano ben diverse. Natan e Cajuste insieme costavano poco più di 20 milioni, Lindström 25. Errori, sì, ma di portata molto inferiore.
La domanda, a questo punto, diventa inevitabile: chi ha deciso gli acquisti di Lang, Lucca, Beukema e Gutiérrez? E con quali criteri?
C’è poi la questione infortuni. Una vera e propria ecatombe. Stop lunghi per elementi chiave, minutaggi monstre per i “superstiti”, esposti a loro volta a rischi sempre maggiori. È stata solo sfortuna o c’è qualcosa di strutturale, nella gestione fisica e nella preparazione, che merita una riflessione?
Eppure, nonostante tutto, il Napoli è ancora in corsa su tre fronti: campionato, Champions League e Coppa Italia. Due obiettivi oggi sembrano appesi a un filo, ma va ricordato un dato storico: il Napoli ha vinto quattro Scudetti in tutta la sua storia e una sola competizione europea, che non era certo la Champions.
Arrivare “solo” a un piazzamento Champions e magari portare a casa un trofeo alla portata come la Coppa Italia non sarebbe affatto un fallimento. Tutt’altro.
Il vero nodo, semmai, è la futuribilità.
Il Napoli di oggi ha un’età media elevata. Molti dei suoi uomini migliori – Rrahmani, Di Lorenzo, Politano, Lukaku, Anguissa, Spinazzola, Lobotka – hanno superato o sfiorano i trent’anni e sembrano avviati verso la fase finale del ciclo. L’ultima sessione di mercato, con ben nove nuovi ingressi, avrebbe dovuto incidere anche in questa direzione. Non è accaduto.
Ed è forse qui che nasce l’inquietudine più grande: non tanto per ciò che il Napoli rischia di perdere oggi, ma per ciò che rischia di non costruire domani.