Le indiscrezioni da Washington. Gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di attacchi mirati contro funzionari e comandanti iraniani di alto rango ritenuti responsabili della morte dei manifestanti durante le recenti repressioni. A riferirlo è Middle East Eye, citando un funzionario di un Paese del Golfo a conoscenza delle discussioni in corso all’interno dell’amministrazione americana.
Tempistiche incerte
Secondo la fonte, le operazioni potrebbero iniziare già nel corso di questa settimana, anche se la tempistica resta fluida e soggetta a cambiamenti. L’ipotesi di un intervento rapido si scontra con valutazioni ancora in corso sugli obiettivi e sulle modalità di un’eventuale azione militare.
Un confronto interno definito caotico
Le discussioni a Washington vengono descritte come “caotiche”. All’interno dell’amministrazione statunitense si starebbe confrontando una linea più dura, favorevole a colpire direttamente i vertici della repressione, con posizioni più caute, preoccupate dalle conseguenze di un’escalation militare.
Il nodo della rappresaglia iraniana
Al centro del dibattito c’è il rischio di una risposta di Iran, che potrebbe colpire interessi americani nella regione o innescare una spirale di azioni e controazioni. Le possibili ritorsioni rappresentano uno dei principali freni a una decisione immediata.
Un segnale politico oltre che militare
L’ipotesi di attacchi mirati viene letta anche come un messaggio politico, volto a esercitare pressione sui vertici iraniani accusati di violazioni dei diritti umani. Resta però da capire se Washington sceglierà la via dell’intervento diretto o se le minacce resteranno uno strumento di deterrenza in un contesto regionale già altamente instabile.