"Dopo dieci anni di sacrifici, la pazienza è finita. Chiediamo di adeguare il buono pasto al costo della vita". Così Romina Iannuzzi del Nursind in una nota stampa - "Nel 2016, per permettere l'assunzione di personale precario, i lavoratori accettarono di ridursi il ticket da 3,25€ a soli 2,00€. Quello che doveva essere un aiuto temporaneo per far crescere l'azienda è diventato un "prelievo" forzoso che dura da un decennio.
È inacettabile che nel 2026, con un costo della vita schizzato alle stelle, un operatore sanitario debba ricevere un buono pasto da 2 euro, una cifra che non copre nemmeno l'acquisto di un panino. I lavoratori hanno salvato i posti di lavoro dei colleghi dieci anni fa; ora l'azienda deve restituire quanto tolto. La Casa di Cura Malzoni è un'eccellenza del territorio, ma tale prestigio non può poggiare sulle spalle e sul portafoglio dei dipendenti. La richiesta è chiara: adeguamento del buono pasto ai valori di mercato. Non escludiamo lo stato di agitazione se l'azienda continuerà a ignorare i diritti di chi, ogni giorno, garantisce la salute dei cittadini."