"L'esito dell'incontro con il presidente dell'Ato rifiuti di Avellino conferma i nostri peggiori timori: la gestione del ciclo integrato dei rifiuti in Irpinia è prigioniera di un'inerzia inaccettabile".
Secondo quanto riferito dal presidente dell'ente d'ambito, su oltre cento comuni della provincia, solo quattro hanno espresso una posizione chiara sulla delibera per l'acquisizione delle quote societarie: due adesioni e due dinieghi. Per il resto regna il silenzio.
"È inconcepibile che dopo otto anni dall'approvazione della legge regionale sul riordino, siamo ancora al punto di partenza. Abbiamo una legge, abbiamo le delibere dell'Ato che individuano la società pubblica come gestore, eppure la stragrande maggioranza dei comuni continua a non rispondere. In Italia le leggi si fanno, ma puntualmente restano sulla carta per mancanza di volontà politica o per calcoli di bottega."
La Ugl Avellino esprime forte preoccupazione per le ricadute sui lavoratori e sulla qualità del servizio: "Non si capisce a cosa serva la programmazione se poi ogni sindaco decide di fare per sé, ignorando gli obblighi normativi. Questo stallo mette a rischio il futuro occupazionale e la stabilità del sistema. Chiediamo che la Regione Campania smetta di fare da spettatrice e attivi i poteri sostitutivi previsti dalla legge: se i comuni non decidono, sia un Commissario a farlo per loro. I lavoratori e i cittadini irpini non possono più aspettare i tempi di una politica che non decide mai."
La situazione odierna all'Ato rifiuti è lo specchio di un'Italia che viaggia a due velocità: quella della burocrazia legislativa, che scrive norme perfette, e quella della realtà territoriale, dove regna lo scaricabarile.
Trovo paradossale che in una provincia che ha sempre fatto del "pubblico" un vessillo, oggi ci si trovi davanti a un boicottaggio silenzioso. Non rispondere a una delibera non è "prudenza", è un atto di irresponsabilità verso una società, Irpiniambiente, che garantisce servizi essenziali e stipendi a centinaia di famiglie.
Vogliamo sapere dai sindaci: qual è l'alternativa? Il caos o il privato selvaggio? Se la legge regionale ha stabilito un percorso, quel percorso va completato. Come Ugl, non permetteremo che l'incapacità decisionale degli amministratori locali si trasformi in una scure sui diritti dei lavoratori. La pazienza è finita: o si chiude l'acquisizione delle quote, o chiederemo formalmente il commissariamento di tutti i comuni inadempienti".