Cinque condanne e nove assoluzioni sono state decise dal Tribunale (presidente Rotili, a latere Monaco e Perrotta) nel processo alle quattordici persone chiamate in causa a vario titolo da un'inchiesta antiusura e antiestorsione della squadra mobile e della guardia di finanza.
In particolare, queste le condanne: 6 anni e 6 mesi a Vincenzo Collarile, 67 anni, 4 anni a Pasqualino Parrella, 47 anni ( avvocati Angelo Leone e Grazia Luongo), 4 anni e 6 mesi ad Armando Piscopo, 50 anni, 3 anni ad Ivano Nizza, 52 anni (avvocato Antonio Leone), 5 anni ed 8 mesi a Cosimo Parrella (avvocato Gerardo Giorgione), 50 anni, di Benevento, ai quali erano contestate, a vario titolo, le accuse di usura, estorsione e tentata estorsione.
Tutti sono stati condannati al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, e al pagamento di una provvisionale di 10mila euro, in favore del titolare di un agritursmo, parte civile con l'avvocato Luca Guerra.
Nizza e Cosimo Parrella sono stati assolti, perchè il fatto non sussiste, o non aver commesso il fatto, da alcuni addebiti, mentre Per Piscopo e Pasquale Parrella è scattato il non doversi procedere, per mancanza di querela, rispetto ad altre imputazioni.
Il pm Giulio Barbato aveva chiesto 11 anni e 6 mesi per Collarile, 8 anni per Pasqualino Parrella, 7 anni e 6 mesi per Piscopo, 4 anni e 7 mesi per Nizza, 10 anni e 4 mesi per Cosimo Parrella.
Tutti assolti, perchè il fatto non sussiste, come chiesto anche dal Pm, coloro che rispondevano di favoreggiamento: :Giuseppe Varesi, 64 anni, di Cautano, Giancarlo Insalaco, 62 anni, Claudio Borzillo, 62 anni, di Benevento, Carmine Palmino D'Andrea, 63 anni, di Pesco Sannita, Agostino Iannella,43 anni, di Torrecuso, Mario Iannella, 46 anni, di Torrecuso, Pasquale Iacovella, 60 anni, di Benevento, Massimo Fallarino, 59 anni, di Benevento, Michele Ciccone, 60 anni, di Montesarchio, difesi dagli avvocati Marcello D'Auria, Alberto Mignone, Angelo Leone, Fabio Russo, Grazia Luongo, Mauro Carrozzini, Andrea Ricciardi e Fabio Ficedolo.
Nel mirino le intimidazioni che il titolare dell'agriturismo avrebbe subito. Sarebbe stato costretto, secondo gli inquirenti, a sborsare interessi usurari sulle somme avute in prestito per l'impossibilità, dovuta ad un protesto, di accedere al credito bancario.