E' stata la sede storica della Fondazione Banco di Napoli, a Palazzo Ricca, ad ospitare la presentazione del catalogo della mostra “Massimo Rao… al limitar della vita”, a cura di Francesco Creta e pubblicata da Casa Turese.
L’appuntamento ha rappresentato un momento di riflessione sull’opera e sull’eredità artistica di Massimo Rao (San Salvatore Telesino, 1950 – Pornello, 1996), tra le personalità più intense e visionarie della pittura italiana del secondo Novecento.
Dopo l’introduzione di Ciro Castaldo, direttore della Fondazione Banco di Napoli, sono intervenuti Ferdinando Creta, Massimo Bignardi, Valentino Petrucci e Isabella Valente. L’incontro è stato moderato da Bianca Stranieri.
Gli interventi hanno delineato, da prospettive diverse ma complementari, il profilo di un artista appartato e profondo, che ha fatto della pittura un’esperienza di conoscenza: un linguaggio di soglia, tra corpo e spirito, tra luce e silenzio.
Ferdinando Creta, nel presentare la mostra, ha raccontato la sua conoscenza dell’artista e, soprattutto, il suo incontro 'post mortem' con “l’opera di Rao grazie a Vittorio Sgarbi. La prof.ssa Isabella Valente ha messo in luce il costante dialogo del pittore con la grande tradizione figurativa europea, dalla classicità rinascimentale al simbolismo, sottolineandone la centralità nel panorama contemporaneo come 'pittore del silenzio', fedele alla figurazione come atto di resistenza alle mode e ai rumori del tempo”.
Massimo Bignardi ha collocato la “ricerca di Rao nel contesto della Napoli degli anni Settanta, città in fervente fermento politico e culturale, evidenziando come l’artista ne abbia tratto impulso per sviluppare una visione autonoma, nutrita di mito, memoria e simbolismo”.
Mentre Valentino Petrucci ha ricordato la “dimensione umana del pittore — artista schivo, sensibile e ironico — capace di vivere l’arte come autentica vocazione spirituale”.
In chiusura, l'intervento di Francesco Creta, curatore del catalogo con grafica di Benedetto Longobardi Ruju e contributi critici di Massimo Bignardi, Ferdinando Creta, Pietro Mastrorilli, Valentino Petrucci, Marco Salvatori e Vittorio Sgarbi).
“Questo volume – ha sottolineato – è un viaggio nel suo pensiero figurativo, un modo per ascoltare ancora la voce della sua pittura, che continua a parlarci con la forza gentile delle sue visioni.”