Il crollo delle licenze. Più di 7.000 negozi di cannabis in Thailandia hanno deciso di non rinnovare la licenza, segnando una brusca frenata per un settore cresciuto rapidamente dopo la depenalizzazione del 2022. Secondo i dati del Ministero della Salute pubblica, al 28 dicembre 2025 nel Paese risultavano attivi 18.433 punti vendita. Alla fine dell’anno sono però scadute 8.636 licenze e solo 1.339 esercizi hanno proceduto al rinnovo. I restanti 7.297 hanno chiuso, riducendo il numero complessivo dei negozi operativi a 11.136.
Le perdite per i piccoli imprenditori
Le chiusure stanno generando pesanti conseguenze economiche. Gli esperti stimano perdite complessive di decine di milioni di baht, legate a investimenti ormai difficilmente recuperabili in affitti, ristrutturazioni, attrezzature e costi del personale. Molti negozi erano stati aperti da piccoli imprenditori attratti dalle opportunità nate dopo la liberalizzazione della cannabis nel giugno 2022.
La svolta politica e normativa
Il cambio di rotta è arrivato con il nuovo indirizzo del governo guidato dal Pheu Thai, che ha deciso di vietare l’uso ricreativo della cannabis e di limitarne l’impiego a finalità mediche e di ricerca. Una scelta che ha segnato una netta discontinuità rispetto alla fase iniziale di apertura del mercato.
Regole più stringenti per restare aperti
A rendere più difficile la sopravvivenza dei punti vendita è stata anche una nuova direttiva ministeriale che ha introdotto requisiti più severi per l’operatività. Tra questi spicca l’obbligo di avere stabilmente in sede un medico o un operatore di medicina tradizionale autorizzato o registrato, condizione che molti piccoli esercenti non sono riusciti a soddisfare.
Un settore ridimensionato
Il ridimensionamento del mercato della cannabis rappresenta uno dei casi più evidenti degli effetti di una regolamentazione rapida e mutevole. Dopo l’espansione seguita alla depenalizzazione, il settore entra ora in una fase di contrazione, con un impatto diretto sull’occupazione e sugli investimenti locali, mentre il governo punta a ricondurre la cannabis entro confini strettamente sanitari.