La risposta del governo agli scontri di sabato a Torino, durante il corteo di Askatasuna, è pronta a entrare nel vivo. Con tutta probabilità già mercoledì il pacchetto sicurezza approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri. A definirne la formulazione finale sarà questa mattina Giorgia Meloni, al termine di una riunione convocata a Palazzo Chigi con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, i ministri Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Guido Crosetto, oltre ai sottosegretari alla Presidenza Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.
Il segnale politico e l’equilibrio istituzionale
La strategia della premier ruota attorno a due esigenze intrecciate. Da un lato l’invio di un segnale securitario forte, sull’onda dello sdegno per le aggressioni ai poliziotti, anche a costo di una stretta sui cortei che solleva timori sul piano delle libertà. Dall’altro la necessità di evitare uno scontro frontale con il Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella segue con attenzione il dossier e, secondo quanto filtra, mantiene riserve sull’uso del decreto per norme particolarmente sensibili.
Nelle ultime ore i contatti tra gli uffici del Colle e quelli di Palazzo Chigi si sono intensificati. Al centro del confronto c’è soprattutto il fermo di prevenzione, che consentirebbe alle forze dell’ordine di trattenere per accertamenti persone ritenute potenzialmente pericolose per il pacifico svolgimento di una manifestazione, senza un vaglio immediato dell’autorità giudiziaria. Una previsione che suscita perplessità giuridiche e istituzionali, acuite dall’ipotesi avanzata dalla Lega di estendere il trattenimento fino a 48 ore.
Mediazioni e possibili stralci
Per evitare attriti con il Quirinale, la linea che prende corpo a Palazzo Chigi è quella di una mediazione. L’ipotesi è stralciare le norme più controverse dal decreto, rinviandole a un disegno di legge da sottoporre al confronto parlamentare. Una scelta che, secondo fonti di governo, risponderebbe alla volontà di Meloni e Mantovano di evitare “approcci muscolari” e possibili stop preventivi al provvedimento.
Di tutt’altro avviso Salvini, che nelle ultime ore ha ribadito pubblicamente di non temere rilievi o blocchi sulle nuove misure, rivendicando la necessità di una risposta immediata e incisiva dopo i fatti di Torino.
Il fronte parlamentare e l’appello alle opposizioni
La premier prepara intanto l’apertura di un secondo fronte, quello politico con le opposizioni. Nelle prossime ore lancerà un appello pubblico alle minoranze in vista del dibattito parlamentare sugli scontri, che si aprirà martedì alla Camera con l’informativa del ministro Piantedosi. L’obiettivo è ottenere una condanna condivisa delle violenze e, al tempo stesso, mettere alla prova l’unità del fronte avversario, puntando in particolare al sostegno di Azione e, se possibile, di Italia viva.
Decreto o disegno di legge
Resta aperta la decisione finale sulla natura del provvedimento. Oggi il governo stabilirà se confermare l’impianto originario del Viminale, che prevede il ricorso al decreto per lo scudo penale e le nuove regole sulle manifestazioni, lasciando al Parlamento il compito di esaminare il resto del pacchetto sicurezza.
Se la scorsa settimana, sull’onda emotiva della morte di uno studente a La Spezia, l’attenzione era concentrata sulle norme contro la violenza giovanile e sul divieto di porto e vendita di coltelli ai minori, ora l’emergenza politica è tornata a essere la gestione dell’ordine pubblico durante i cortei.
Lo scudo penale e le richieste della Lega
Nel decreto potrebbe trovare spazio il blocco dell’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per appartenenti alle forze dell’ordine, e non solo, quando l’azione sia compiuta in presenza di una evidente causa di giustificazione, come l’adempimento del dovere o la legittima difesa. Una formulazione pensata anche per superare possibili rilievi di incostituzionalità.
La Lega, però, spinge oltre. È tornata sul tavolo l’ipotesi di una cauzione obbligatoria per gli organizzatori delle manifestazioni, a copertura di eventuali danni. Una misura che incontra il no dei sindacati e forti perplessità anche all’interno della maggioranza, segno di un equilibrio ancora tutt’altro che raggiunto.