E' una storia che merita di essere raccontata non per il danno lamentato, ma perchè paradigmatica del rischio che corrono i consumatori, soprattutto quelli meno attenti. Non è il caso della 40enne – abita in Valle Telesina – che, assistita dall'avvocato Cosimo Ciotta, ha presentato una denuncia – querela su ciò che le è capitato.
Tutto inizia nel giugno 2024 quando la donna, come al solito, accede al portale di una società energetica, per accertarsi dell'importo da pagare. Scopre che la sua fornitura gas è cessata, apprende dal servizio clienti che è stata trasferita ad un'altra compagnia con un contratto sottoscritto ad aprile a suo nome. Cambia portale, naviga in quello della 'nuova azienda' della quale è stata in passato una cliente, e che ha dunque i suoi dati.
Riesce a scaricare il contratto, si accorge di una serie di falsificazioni: riguardano la firma, l'indicazione corretta del suo nome di battesimo. Sbagliati il numero del cellulare, l'indirizzo di posta elettronica, il numero e la data di rilascio della carta d'identità. I sospetti iniziali si trasformano nella convinzione che un procacciatore abbia usato i dati per truffarla con un contratto mai siglato, e senza poter dunque scegliere la tariffa, con la seconda compagnia. Che da parte sua mette a disposizione ogni elemento utile per risalire a chi ha agito, lasciando traccia del suo operato. Un modo per prendere le distanze dall'addetto, ma che per la 40enne non ne esclude la responsabilità, per non aver controllato e verificato i documenti.
I fatti finiscono al centro di una inchiesta contro ignoti di cui la Procura propone l'archiviazione, incrociando l'opposizione della parte offesa, che chiede che il fascicolo diventi contro noti, 'avvisando' le persone chiamate in causa. Deciderà il gip Roberto Nuzzo dopo la camera di consiglio di questa mattina.