Nel Texas che alle presidenziali del 2024 aveva consegnato a Donald Trump margini larghissimi, arrivano due segnali politici difficili da ignorare. Le elezioni speciali per coprire seggi rimasti vacanti hanno prodotto una doppia vittoria democratica, incrinando l’idea di uno Stato impermeabile al cambiamento. Taylor Rehmet ha sconfitto la repubblicana Leigh Wambsganss, sostenuta apertamente da Trump, in un distretto che solo pochi mesi prima aveva premiato il tycoon con un vantaggio di diciassette punti, consegnando ai liberal un seggio nel Senato statale.

La Camera e l’equilibrio fragile

Alla Camera federale, il democratico Christian Menefee ha conquistato il seggio rimasto vacante da oltre un anno dopo la morte del deputato Sylvester Turner, prevalendo sulla rivale interna al partito Amanda Edwards. Il distretto era già orientato a sinistra, ma il risultato ha avuto un effetto politico rilevante: la maggioranza conservatrice si è ulteriormente assottigliata, fermandosi a 218 seggi contro i 214 dell’opposizione, rendendo più instabile l’equilibrio parlamentare.

La campagna contro Ice e Border Patrol

A spingere entrambe le vittorie è stata una campagna fortemente critica verso l’Ice e la Border Patrol, le agenzie federali per l’immigrazione finite sotto accusa per presunti abusi operativi. Le proteste si sono alimentate anche dopo la morte di due cittadini americani a Minneapolis, in Minnesota, episodi che hanno acceso il dibattito nazionale sull’uso della forza e sulla mancanza di trasparenza nelle operazioni federali. In Texas, la critica alle politiche migratorie è diventata un catalizzatore politico inatteso.

I sondaggi e il calo di Trump

Anche le rilevazioni demoscopiche raccontano un clima mutato. Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, il 61 per cento degli intervistati boccia l’operato del presidente. Ancora più pesante il giudizio sulle sue condizioni personali: il 52 per cento ritiene che Trump non abbia più le capacità mentali per guidare il Paese. Tra gli elettori conservatori, la fiducia nella sua idoneità al governo è scesa dal 75 al 66 per cento, mentre solo il 42 per cento dichiara di credere nella sua moralità. Tra i democratici, i giudizi positivi sono ormai residuali.

La protesta come confine civico

Negli Stati Uniti non si registra soltanto la crescita di un’opposizione politica, ma una mobilitazione civica che rivendica limiti e responsabilità del potere. Centinaia di migliaia di persone hanno marciato contro le violenze attribuite all’Ice, sfidando temperature estreme. A New York il termometro segnava meno dieci gradi, a Minneapolis meno diciassette, ma le piazze sono rimaste piene.

Le accuse e la strategia della tensione

Trump continua a sostenere che il Paese sia dalla sua parte e che «la gente ama l’Ice». Minimizza inoltre l’impatto dei nuovi documenti legati al caso Epstein, nei quali alcuni testimoni lo accusano di comportamenti criminali gravissimi. Il presidente respinge ogni addebito e parla di un complotto orchestrato dalla sinistra radicale. Dietro le quinte, però, l’irritazione per la fuga di notizie è evidente: alcuni documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia sono comparsi e poi scomparsi nuovamente dai siti ufficiali.

Minacce legali e arresti senza mandato

Nel clima di crescente tensione, Trump ha minacciato azioni legali contro il giornalista Michael Wolff, accusandolo di aver complottato per screditarlo. Una mossa che rientra in una strategia di intimidazione più ampia, mentre sul terreno operativo il governo ha concesso agli agenti federali margini d’azione molto estesi. In silenzio, è stata autorizzata la possibilità di arrestare sospetti immigrati irregolari anche senza mandato, qualora tentino la fuga, un concetto rimasto volutamente vago.

Il caso di Minneapolis e il richiamo alla Costituzione

A Minneapolis, una donna è stata fermata da agenti mascherati con le armi puntate, per poi essere rilasciata solo grazie all’intervento di un capo della polizia locale. Le immagini, diffuse sui social, hanno evitato che l’episodio restasse senza conseguenze. Sempre in Minnesota, il piccolo Liam Ramos, cinque anni, fermato insieme al padre, è tornato a casa dopo l’ordinanza di un giudice federale. Nella sentenza, il magistrato Fred Biery ha accusato l’amministrazione di ignorare principi fondamentali della Dichiarazione d’Indipendenza, richiamando le paure di Thomas Jefferson verso derive autoritarie. Un monito che arriva dal cuore del conservatore Texas.