di Paola Iandolo
Dopo la clamorosa riduzione di pena, da 19 anni a soli 7 anni, ottenuta all’esito del giudizio davanti alla Corte di Appello recentemente conclusosi, Eugenio De Paola - figlio del boss Orazio De Paola - lascia il carcere di Benevento. A deciderlo, stamane, la Corte d’Appello di Napoli – I Sezione Penale – che, accogliendo le istanze del suo difensore di fiducia, l’avvocato Valeria Verrusio, ha disposto la immediata sostituzione della misura cautelare del carcere con quella degli arresti domiciliari presso la propria abitazione.
La decisione dei Magistrati partenopei arriva dopo un certosino lavoro compiuto dalla difesa del De Paola – la penalista Valeria Verrusio - che, dopo aver ottenuto in appello la esclusione del ruolo di capo e promotore dell’associazione e dell’aggravante del metodo mafioso per il proprio assistito (di qui la riduzione di pena pari a ben 12 anni), lo vede oggi lasciare la casa circondariale in cui era ristretto da circa due anni.
Come si ricorderà, il processo scaturisce dall’operazione denominata “Caudium” che, nel dicembre 2023, ha interessato le province di Avellino, Benevento, Roma, Padova, Campobasso e portato all’applicazione di pesanti misure cautelari per ben 23 indagati. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, fu eseguito nella notte del 4 dicembre 2023 dai carabinieri del Comando Provinciale di Benevento con l’ausilio di reparti dell’Arma territorialmente competenti e dal Nucleo Cinofili di Sarno.
I destinatari delle misure cautelari erano gravemente indiziati di di tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso e del fine di agevolare l’associazione camorristica del clan Pagnozzi, operante in Valle Caudina e territori limitrofi. Le investigazioni avevano consentito di individuare i gestori delle “piazze di spaccio” a San Martino Valle Caudina e in località Tufara Valle di Benevento, nonché di identificare una fitta rete di “corrieri” e “pusher”.
Le indagini avevano consentito di individuare anche uno dei luoghi di stoccaggio della droga ad Aprilia, presso l’abitazione di uno degli arrestati. All’interno dell’immobile gli indagati provvedevano al taglio ed al confezionamento “sottovuoto” dello stupefacente, che poi veniva trasportato nella Valle Caudina, dove spesso gli indagati si incontravano presso la sede di una società di Tufara Valle, di cui erano soci alcuni degli imputati.