Diciotto ore come cartina di tornasole: le abbiamo fatte, le abbiamo fatte all'italiana. Il numero circola tra addetti ai lavori e spettatori come una battuta amara, ma è un dato: l’app ufficiale dei trasporti olimpici, consultata per passare dal curling allo snowboard, restituisce un tempo di percorrenza da oltre 18 ore. Non è la distanza in sé a stupire, quanto l’effetto combinato di collegamenti spezzati, tratte su gomma in montagna, cambi obbligati e finestre di servizio che, nei fatti, trasformano uno spostamento tra sedi in un viaggio a tappe.

La “bellezza” diffusa e l’incubo reale
Il modello multisede è stato venduto come un invito a scoprire territori diversi e come scelta sostenibile, basata sul riuso degli impianti. Ma l’esperienza sul campo mette in luce l’altra faccia: sedi lontane tra loro, valli che non comunicano in modo lineare, strade alpine soggette a nevicate e traffico. L’odissea delle “18 ore” diventa così un simbolo della fragilità del sistema, proprio mentre si entra nella settimana più esposta, quella dei picchi di afflusso.

Opere finite all’ultimo respiro, altre destinate a restare indietro
Il punto non è soltanto correre per inaugurare in extremis. Alcuni interventi arrivano “al confine” delle scadenze, consegnati praticamente in extremis e testati a ridosso dei Giochi. Ma il quadro più spinoso riguarda ciò che non verrà completato in tempo e, soprattutto, ciò che resterà incompiuto anche durante l’evento. Il caso più delicato emerso in questi giorni è quello della funivia Apollonio-Socrepes a Cortina: un’infrastruttura pensata per portare il pubblico verso le aree delle gare femminili di sci alpino che, secondo una comunicazione formale visionata dalla stampa internazionale, non sarebbe consegnata per l’avvio delle operazioni olimpiche. La conseguenza non è solo un disservizio: si traduce in piani emergenziali per alleggerire la rete viaria e contenere i flussi.

La Valtellina tra promesse e rinvii
Nelle aree di gara valtellinesi, dove si concentrano appuntamenti di sci alpino, snowboard e freestyle, il tema della mobilità è diventato centrale ben prima dell’accensione del braciere. Cronache e amministratori locali parlano apertamente di interventi rinviati e di opere parziali: la tangenziale di Sondrio con nodi irrisolti, l’apertura solo parziale della tangenziale di Tirano, un progetto di viabilità a Bormio stralciato dal pacchetto olimpico dopo opposizioni e contenziosi. In parallelo, anche il potenziamento ferroviario è accompagnato da timori legati all’affidabilità del servizio, con l’obiettivo di aumentare le corse ma con la preoccupazione, esplicitata dagli stessi decisori regionali, che la rete non regga senza criticità.

I numeri dei cantieri e la trasparenza a metà
A rendere più tagliente la discussione non è solo la percezione, ma i numeri sullo stato di avanzamento: una parte del monitoraggio pubblico indica che, a ridosso dell’inizio dei Giochi, una quota consistente degli interventi è ancora “in corso” o non cantierizzata, mentre la porzione effettivamente conclusa resta minoritaria rispetto al perimetro complessivo del piano. È un elemento che alimenta il sospetto, tra residenti e operatori, che l’Olimpiade parta comunque, ma lasci dietro di sé un’eredità di opere promesse e non consegnate nei tempi annunciati.