Napoli

In Campania le coperture vaccinali contro la meningite restano preoccupantemente basse, soprattutto tra bambini e adolescenti. I dati parlano chiaro: solo circa il 50% dei bambini è vaccinato contro il meningococco B, il ceppo più diffuso, mentre la copertura sale appena al 60% per i sierotipi ACWY, contro cui è disponibile il vaccino tetravalente. Percentuali insufficienti per una malattia che, ancora oggi, presenta una letalità intorno al 10% e può lasciare sequele gravi e permanenti.

A destare ulteriore allarme sono i casi recenti registrati a Napoli. «Tre dei quattro casi di meningite segnalati nell’ultimo mese riguardano ragazzi under 25 – spiega Antonio D’Avino, pediatra e presidente nazionale della FIMP –. Fortunatamente sono tutti fuori pericolo, ma nessuno di loro era vaccinato contro il meningococco B». Un dato che conferma come questo ceppo sia attualmente il più diffuso in Italia e in Europa.

La meningite si trasmette spesso attraverso portatori sani inconsapevoli, soprattutto in contesti affollati come scuole, università, mezzi pubblici o durante viaggi per studio e lavoro. «Va detto con chiarezza – sottolinea D’Avino – che si tratta di una malattia molto grave, che può portare alla morte o a conseguenze invalidanti. La vaccinazione è l’unico strumento realmente efficace per prevenirla».

A livello nazionale, la vaccinazione contro il meningococco è prevista per bambini e adolescenti, ma il vaccino contro il meningococco B non è ancora inserito nel Piano Nazionale, nonostante sia quello con la maggiore incidenza. Da anni la FIMP e le principali società scientifiche del Calendario per la Vita chiedono l’estensione dell’offerta vaccinale anche agli adolescenti, inclusi coloro che sono stati vaccinati in età pediatrica.

In questo scenario, la Campania rappresenta un’eccezione positiva sul piano dell’offerta. «La Regione è virtuosa – evidenzia Lorenzo Latella di Cittadinanzattiva – perché garantisce gratuitamente i vaccini contro la meningite a bambini e adolescenti. Il problema vero, però, sono le coperture: oggi un bambino su due non è vaccinato e anche tra i ragazzi più grandi i numeri restano troppo bassi».

Alla base della sottovalutazione del rischio ci sono più fattori: la percezione della malattia come rara, il fatto che la vaccinazione non sia obbligatoria e, per il meningococco B, la mancata conclusione del ciclo completo di quattro dosi. «Il periodo del Covid ha generato ulteriore confusione – aggiunge Latella – anche su vaccinazioni consolidate e fondamentali».

Pediatri e medici di famiglia continuano a svolgere un ruolo centrale nel counseling vaccinale, lavorando insieme ai centri vaccinali per informare le famiglie, verificare lo stato delle vaccinazioni e favorire il recupero delle dosi mancanti. «I vaccini contro la meningite sono sicuri, efficaci e inattivati – ribadisce D’Avino –. Se genitori e ragazzi fossero pienamente consapevoli della gravità della malattia, non esiterei­bero a proteggersi».

Da qui l’appello condiviso a rafforzare l’informazione, con campagne continue nelle scuole, nei consultori e negli studi medici, e a migliorare l’accesso alle vaccinazioni. Perché la meningite è una malattia grave, ma prevenibile. E abbassare la guardia può costare caro.