Avellino

di Paola Iandolo 

Carcerazione preventiva e presunzione di non colpevolezza: Per l'avvocato Raffaele Tecce quello che si è svolto oggi pomeriggio al carcere Borbonico è "un incontro importante. Si parla ancora di carcerazione preventiva, un tema cruciale soprattutto in vista del referendum. È un argomento fondamentale, probabilmente più importante della “separazione delle carriere”. L’abuso della carcerazione preventiva rappresenta una vera limitazione della libertà personale prima di una sentenza di condanna.

Lo Stato deve trovare un equilibrio: il rapporto tra carcerazione preventiva e presunzione di innocenza va ripensato. La carcerazione preventiva spesso lede gravemente la presunzione di non colpevolezza, macchiando irreparabilmente la reputazione di chi sarà poi assolto. Dobbiamo recuperare e rafforzare i diritti della difesa, così da evitare errori, carcerazioni preventive eccessive e modalità di repressione criminale inadeguate. Lo stesso interrogatorio preventivo ha sopperito a questa esigenza solo in parte. La riforma deve ancora completare il suo percorso, ma lo spirito deve essere quello di rafforzare la difesa e ridurre gli errori giudiziari".

Al confronto svoltosi oggi pomeriggio al carcere Borbonico di Avellino, sulla carcerazione preventiva e la presunzione di non colpevolezza ha preso parte anche l'onorevole Giuseppe Gargani che si è soffermato sul libro presentato durante il convegno dal titolo "Da Volturno al Tevere al Nilo: Storie umane e di mala giustizia ha detto che la carcerazione preventiva "è uno dei problemi più gravi perché, se il cittadino riflettesse a fondo, ricorderebbe che Francesco Carnelutti, uno dei grandi giuristi del nostro paese del secolo scorso, ha ripetuto più volte che la civiltà di un paese si misura dal processo penale e dalle carceri.

Se mettiamo insieme queste due cose, visto che in Italia non funzionano, non rappresentano alcun fiore all’occhiello della civiltà del nostro paese. Dobbiamo constatare che il processo penale è ibrido e le carceri, io credo, non hanno eguali non solo in Europa, ma neanche in altri paesi. Questo libro è eccellente. Ne ho letti tanti, occupandomi di giustizia da anni, ma un libro così squisito, rispettoso, particolare e descrittivo della vita carceraria credo debba diventare un esempio per il paese. Può essere istruttivo per i giovani. Dovrebbero leggerlo tutti, perché non c’è astio; c’è una descrizione meticolosa della monotonia del carcere e dell’animo superiore di un medico che esercita la propria professione più per missione che per dover essere retribuito. Questo dimostra come esista una discrepanza tra cittadini con maturità, come questo nostro professore, questo nostro medico, e le istituzioni, il governo e la governance. La mia valutazione sul libro è questa. 

Il professore di diritto penale, Vincenzo Maiello: "Ogni anno circa 1.000 persone ottengono l’indennizzo per ingiusta detenzione, ma questo dato non fotografa tutti i soggetti arrestati e poi assolti. Alcuni, per evitare ulteriori complicazioni, non si rivolgono alla Corte d’Appello; altri vedono rigettata la loro istanza perché la giurisprudenza ha sviluppato criteri molto rigidi. Siamo di fronte a un problema culturale della giurisdizione: una vicinanza tra chi accusa e chi giudica che crea effetti negativi. Le riforme del governo, come l’interrogatorio preventivo, vanno in questa direzione. Personalmente, la giudico positivamente, anche come avvocato che ha vissuto esperienze di questo tipo. È una sperimentazione in corso, ma utile"

A presentare il libro il chirurgo Carmine Antropoli: "in questi giorni molte esperienze come la mia stanno diventando argomento politico, anche in vista del referendum. Il messaggio è semplice: ho subito quattro mesi di carcere e tre di domiciliari da innocente. Questo è stato confermato, ma già dalle carte si vedeva chiaramente. Purtroppo, queste cose continuano a succedere e chi sbaglia non paga. Sono chirurgo, abbiamo assicurazioni personali e lavoriamo con malattie complesse.

Se sbagliamo, paghiamo. Perché allora i magistrati che sbagliano non devono rispondere? Durante i miei quattro mesi di carcere ho avuto un grave episodio di tiroide, stavo morendo, ho perso 25chili. Non avevo alcun pericolo di fuga o possibilità di inquinare le prove, eppure sono stato arrestato tre anni dopo la fine del mio mandato da sindaco, come misura cautelare. Perché? Per spettacolarizzare la giustizia. I miei figli, allora adolescenti, hanno sofferto tantissimo. Dopo sei anni sono stato assolto in primo e secondo grado perché il fatto non sussiste. Questa esperienza mi porta a dire sì al referendum: tutte le professioni che sbagliano devono pagare, perché i magistrati devono rispondere allo stesso modo. Una riforma in questo senso è epocale"