Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, guidato da Romano Pesavento presidente, in occasione del 10 febbraio 2026, richiama l’attenzione della comunità scolastica e dell’opinione pubblica sull’importanza del Giorno del Ricordo, istituito con la legge 30 marzo 2004, n. 92, quale momento fondamentale di consapevolezza storica e responsabilità civile. La ricorrenza, dedicata alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra, si inserisce nel quadro complesso delle vicende del confine orientale tra il 1943 e il 1947 e rappresenta un passaggio cruciale per la costruzione di una memoria pubblica matura e condivisa.
Ricordare non significa cristallizzare il passato in una narrazione univoca, ma riconoscere la sofferenza delle vittime e comprendere le dinamiche storiche che hanno condotto a quelle tragedie.
Le violenze che colpirono le popolazioni dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia maturarono in un’Europa lacerata da totalitarismi, nazionalismi esasperati, occupazioni e conflitti ideologici. La memoria delle foibe e dell’esodo interpella la coscienza democratica perché richiama l’universalità dei diritti umani e la necessità di vigilare contro ogni forma di odio etnico o politico.
Nel corso degli anni, il Parlamento italiano ha celebrato il 10 febbraio con sedute solenni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, ribadendo la natura istituzionale e repubblicana di questa memoria.
I Presidenti della Repubblica che si sono succeduti, da Carlo Azeglio Ciampi a Giorgio Napolitano fino a Sergio Mattarella, hanno più volte sottolineato come il ricordo delle foibe e dell’esodo debba essere accompagnato da una ferma condanna di ogni totalitarismo e da un rifiuto netto di negazionismi o riduzionismi. Le loro parole hanno riaffermato che la memoria non può essere terreno di contrapposizione, ma fondamento di unità e responsabilità condivisa.
Accanto alle istituzioni nazionali, numerosi enti territoriali, associazioni culturali e istituti di ricerca hanno promosso nel tempo iniziative di studio e approfondimento, contribuendo a superare i silenzi che per decenni avevano avvolto queste vicende.
La Casa del Ricordo a Roma e il percorso di istituzione del Museo del Ricordo rappresentano segnali concreti della volontà di trasformare la memoria in patrimonio pubblico, documentato e accessibile alle nuove generazioni.
È tuttavia nella scuola che il Giorno del Ricordo trova la sua dimensione più significativa. La scuola è il luogo in cui la memoria diventa conoscenza, dialogo e maturazione civile. Ricordare nelle aule significa offrire agli studenti strumenti critici per comprendere la complessità storica, distinguere tra fatti e interpretazioni, analizzare le fonti con rigore e sviluppare empatia verso chi ha vissuto l’esperienza dell’esilio e della perdita della propria terra. Educare alla memoria significa anche mostrare come la negazione dei diritti e la radicalizzazione identitaria possano generare persecuzioni e violenze, e come la democrazia si fondi sulla tutela delle minoranze e sul rispetto della dignità umana.
In un contesto internazionale segnato da nuove tensioni e conflitti, il 10 febbraio 2026 assume un valore pedagogico ancora più forte.
La memoria del confine orientale non appartiene solo alla storia nazionale, ma alla storia europea, e invita a riflettere sul significato dei confini, dell’identità e della convivenza tra popoli diversi. La scuola ha il compito di trasformare questa ricorrenza in un laboratorio di cittadinanza attiva, capace di promuovere una cultura dei diritti e della pace.
Per rafforzare tale impegno, il Coordinamento propone l’avvio di una campagna mediatica nazionale intitolata “#MemoriaResponsabile – 10 febbraio 2026 nelle scuole”, volta a coinvolgere studenti e docenti in un percorso condiviso di riflessione e produzione culturale.
L’iniziativa potrebbe prevedere un momento di approfondimento simultaneo in tutte le scuole aderenti, accompagnato dalla realizzazione e diffusione di contributi multimediali elaborati dagli studenti, nonché un collegamento in diretta con studiosi e rappresentanti delle istituzioni, per favorire un dialogo aperto e documentato.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova dunque l’invito a vivere il Giorno del Ricordo del 10 febbraio 2026 non come un adempimento formale, ma come un’opportunità educativa profonda. Solo una memoria consapevole, fondata sulla verità storica e sul rispetto della dignità di ogni persona, può rafforzare la democrazia e orientare le nuove generazioni verso un futuro di convivenza, giustizia e responsabilità condivisa.