Ariano Irpino

"In una società segnata dal calo della natalità e dal rischio di declino delle aree interne, la scuola assume un compito decisivo. È chiamata a prendersi cura di tutti, in particolare dei più fragili, evitando di trasformarsi in un’istituzione che conserva separazioni invece di sanarle".

E' la riflessione attenta ed oculata da parte del vescovo della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, Sergio Melillo. 

"La scuola esiste per formare e integrare, perché la cultura non resti privilegio di pochi ma raggiunga anche chi è più esposto alla marginalità. Non può essere organizzata secondo schemi che tutelano alcuni e sacrificano altri: la sua missione è includere, non dividere.

Ogni scelta deve essere guidata da criteri di equità e giustizia, senza separare chi vive condizioni sociali diverse. Una scuola giusta è una scuola che unisce.

In questo quadro, la questione della fusione o dell’accorpamento degli istituti scolastici, legata al calo degli studenti e alle difficoltà organizzative, richiede particolare attenzione. Tali decisioni non possono diventare strumenti che rafforzano disuguaglianze o logiche classiste; al contrario, devono favorire l’integrazione delle comunità educanti, senza creare nuove barriere.

La scuola non può essere governata da un pensiero divisivo, né da modelli che concentrano opportunità per pochi e marginalizzano altri. Deve restare un luogo aperto, capace di riconoscere e valorizzare le diverse attitudini e possibilità di ciascuno, senza produrre scarti: uno spazio che integra, come previsto dalla carta costituzionale.

Come Chiesa -  contunua Melillo - siamo da sempre accanto a chi si sente ai margini. In questo orizzonte risuonano ancora attuali le parole di don Lorenzo Milani: «La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde». È lo spirito della scuola di Barbiana: nessuno deve essere lasciato indietro, perché ogni ragazzo ha diritto a un futuro.

Nella stessa direzione si colloca l’impegno della chiesa italiana per le aree interne, affinché non siano considerate territori destinati allo spopolamento e all’abbandono, ma luoghi da custodire e valorizzare, preservando servizi essenziali come l’istruzione e la coesione sociale.

Servono scelte coraggiose e lungimiranti, capaci di contrastare le disuguaglianze e promuovere uno sviluppo umano integrale.

Papa Francesco ha più volte richiamato l’importanza di un patto educativo che unisca famiglie, scuole e società, ricordando come la scuola sia innanzitutto un luogo in cui si impara ad aprire la mente e il cuore al mondo.

Il compito di chi ha responsabilità politiche non è la semplice conservazione, ma la cura del bene comune: il sostegno alle famiglie, alla natalità, al lavoro e alle comunità. La responsabilità pubblica si misura nella capacità di proteggere, includere e accompagnare, senza creare fratture.

Le scelte che riguardano la scuola devono tenere insieme comunità, territori e futuro, evitando che criteri puramente organizzativi producano nuove marginalità. La scuola resta, prima di tutto, un luogo educativo, inclusivo e profondamente sociale.

È una responsabilità che riguarda tutti - concude Sergio Melillo - istituzioni, comunità, famiglie, giovani e chi ricopre ruoli socio-politici. Custodire la scuola significa difendere uno spazio che unisce, integra e si prende cura di tutti. Nessuno deve essere lasciato indietro".