"Consideriamo molto importante, razionale e scientificamente solida la posizione espressa dalla Regione Campania, attraverso l’assessora Fiorella Zabatta, di netta contrarietà al provvedimento del Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin che intende fissare a 160 il numero di lupi da uccidere nel corso di quest’anno. Un’ipotesi che la nostra associazione ha da subito fortemente avversato".

Lo dichiara Annamaria Procacci, dell’ufficio fauna selvatica dell’Ente Nazionale Protezione Animali, commentando il parere negativo espresso dalla Campania sul decreto che, con il pretesto del cosiddetto “controllo”, aprirebbe di fatto alla stagione delle uccisioni del lupo, demandandone l’attuazione alle Regioni.

"Abbiamo già portato all’attenzione del Parlamento - prosegue Procacci - tutte le motivazioni che rendono questo decreto infondato e non plausibile. È pienamente condivisibile la valutazione dell’assessora Zabatta sulla mancanza di dati aggiornati relativi alla popolazione del lupo in Italia. I dati oggi utilizzati sono ormai vecchi e non consentono stime attendibili.

A questo si aggiunge un elemento gravissimo e troppo spesso ignorato -sottolinea –: una parte consistente degli individui censiti come lupi, almeno un terzo, sono in realtà ibridi, animali nati dall’incrocio tra lupo e cane. Un fenomeno in forte crescita, legato anche al randagismo, all’abbandono e ai cani lasciati vagare, rilevato da studi dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con gli istituti zooprofilattici dell’Italia meridionale”.

Questo scenario pone un rischio concreto di perdita del lupo come specie selvatica a causa dell’ibridazione. Per questo non si può pensare a un declassamento alla cieca - afferma Procacci –. Lo status del lupo resta quello di una popolazione vulnerabile, con numeri reali molto inferiori rispetto alle stime ufficiali di cinque anni fa, che parlavano di circa 3.300 individui.

È dunque ragionevole e fondata - conclude - la nostra richiesta, avanzata insieme alle altre associazioni ambientaliste e animaliste e portata anche in Senato, di sospendere qualunque decisione sul declassamento e di prevedere una moratoria di almeno un anno.

Un periodo necessario per approfondire seriamente tutti gli aspetti della questione e per realizzare finalmente gli elementi basilari della convivenza con il simbolo stesso della biodiversità italiana, a partire dalle politiche di prevenzione delle predazioni, su cui lavoriamo da molto tempo. Auspichiamo che la posizione della Regione Campania induca anche le altre Regioni ad adottare politiche moderne e consapevoli di tutela della biodiversità, abbandonando l’inaccettabile scorciatoia dei fucili, che non giova affatto nemmeno agli allevatori”.