La strategia della Commissione sulla competitività. La Commissione europea si muove su un equilibrio delicato nel tentativo di rilanciare la competitività dell’Unione come pilastro dell’autonomia strategica. In vista del ritiro informale dei leader europei previsto per giovedì, la presidente Ursula von der Leyen ha indicato la possibilità di procedere anche senza l’unanimità dei Ventisette, ricorrendo agli strumenti già previsti dai Trattati, a partire dalla cooperazione rafforzata tra gruppi di Stati membri.
Il vertice di Alden Biesen
L’incontro, convocato dal presidente del Consiglio europeo António Costa nel castello di Alden Biesen, in Belgio, ha l’obiettivo di trasformare anni di riflessioni in un’agenda concreta. Al centro del confronto ci sono il completamento del Mercato unico, l’Unione del mercato dei capitali e quella dell’energia, insieme alla necessità di semplificare e accelerare i processi decisionali europei, spesso rallentati dal complesso equilibrio istituzionale tra Commissione, Consiglio e Parlamento.
Il peso delle idee di Draghi e Letta
La linea della cooperazione flessibile trova sponda nei lavori di Mario Draghi, che nel suo Rapporto sulla competitività ha parlato di un “federalismo pragmatico” capace di avanzare anche a cerchi concentrici. Draghi parteciperà alla sessione mattutina del ritiro, mentre nel pomeriggio è previsto l’intervento di Enrico Letta, autore di un Rapporto dedicato al Mercato unico, a conferma del legame tra riforme istituzionali e crescita economica.
Roma e Berlino cambiano passo
Negli ultimi mesi, alcune capitali, a partire da Berlino, hanno manifestato irritazione per il ruolo del Parlamento europeo su dossier sensibili, come l’accordo Mercosur o l’allentamento delle regole verdi per le imprese. In un contesto segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e da un calendario elettorale denso, le cancellerie mostrano minore disponibilità al compromesso.
Italia e Germania hanno formalizzato questa svolta in un documento congiunto sulla competitività, concordato durante il bilaterale tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz a Roma il 23 gennaio. Su quella base è stato convocato un pre-summit che vedrà la partecipazione di numerosi Paesi, dalla Francia ai Nordici, dai Baltici alla Polonia, segnando un riequilibrio nei rapporti tra le principali capitali europee.
La richiesta di discontinuità normativa
Nel documento italo-tedesco emerge con forza il tema della semplificazione. Roma e Berlino chiedono una vera discontinuità, a partire dal ritiro delle iniziative legislative rimaste bloccate e definite “zombie”. Viene inoltre proposta una valutazione sistematica degli emendamenti introdotti nel processo legislativo per verificare l’impatto su oneri amministrativi, sussidiarietà e proporzionalità.
Più potere agli Stati membri
La proposta prevede anche l’introduzione di un meccanismo di “freno d’emergenza” qualora l’attività legislativa europea generi costi eccessivi per imprese e amministrazioni nazionali. La semplificazione viene indicata come una responsabilità diretta dei capi di Stato o di governo, con la richiesta che la presidente della Commissione riferisca regolarmente al Consiglio europeo.
Le prossime sfide dell’Unione
Sul tavolo del ritiro figurano dossier cruciali, dal 28esimo regime europeo per facilitare la nascita di start-up e scale-up all’integrazione dei mercati finanziari, fino agli investimenti nell’intelligenza artificiale e alla diversificazione dei mercati. Temi che segnano una fase nuova per l’Unione europea, sempre più orientata a un’integrazione flessibile e guidata dagli Stati.