di Paola Iandolo
Nella Chiesa di Sant'Anna di Celzi di Forino sarà allestita la prima mostra di Claudio Fiorenza. Il pittore avellinese non dipinge per mestiere: dipinge per vivere. A Celzi è arrivato come un forestiero, ma il piccolo paese di montagna lo ha accolto con un affetto immediato, quasi istintivo, come si accoglie un paesano di sempre. Nel corso degli anni i cittadini hanno imparato a riconoscere la forza della sua pittura, acquistando le sue opere, sostenendolo, facendolo sentire parte della loro storia quotidiana. Fiorenza ha ricambiato questo abbraccio con ciò che possiede di più autentico: la sua arte. Ha dipinto volti e paesaggi che sembrano respirare insieme alla comunità che lo circonda.
A volte vende i suoi quadri per poco, altre volte li regala; perché ciò che conta, per lui, non è il mercato, ma la verità del gesto. Nelle sue opere la figura umana emerge da una materia cromatica densa, vibrante, quasi febbrile. I volti non cercano la somiglianza, ma la rivelazione: non ciò che il soggetto appare, bensì ciò che comunica. È una pittura che non descrive, ma interpreta; non riproduce, ma ascolta. La figura si fonde con l’ambiente, come se l’identità di ciascuno fosse inseparabile dal proprio paesaggio emotivo.
Oggi Celzi, che lo ha visto lavorare, condividere, donare e crescere, si prepara ad allestire una mostra per omaggiarlo. È un gesto semplice e potente: un paese che restituisce gratitudine a un artista che, con la sua pittura, ha saputo raccontarlo dall’interno. Fiorenza chiede attenzione, chiede partecipazione. Chiede un pubblico disposto a fermarsi, a guardare davvero, a lasciarsi toccare. Non è semplice, in un mondo che corre e dimentica. Ma chi si concede il tempo di entrare nei suoi quadri scopre un’umanità intensa, fragile, autentica: la stessa che anima la sua vita quotidiana.