Aeroporti a secco e cieli vuoti. Cuba entra in una nuova fase di isolamento. La carenza di carburante ha costretto le principali compagnie canadesi a sospendere i voli verso l’isola, colpendo al cuore il turismo, prima fonte di valuta estera. L’allarme è partito dall’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana, che ha comunicato l’indisponibilità di jet fuel. La decisione ha avuto effetti immediati sulle prenotazioni e sulla presenza di visitatori stranieri.
La fuga dei canadesi e l’effetto domino
Air Canada, Air Transat, WestJet e Sunwing hanno fermato le rotte, garantendo solo voli tecnici per il rimpatrio dei connazionali rimasti sull’isola. Altre compagnie europee cercano soluzioni tampone, con scali intermedi nei Caraibi per rifornirsi. Ma l’incertezza pesa: anche russi ed europei stanno cancellando le vacanze, spaventati da black-out, servizi ridotti e dal timore di tensioni interne.
Resort chiusi e turismo in caduta
La crisi energetica si riflette sulle strutture alberghiere. Diversi resort hanno abbassato le serrande per i bassi tassi di occupazione, mentre i grandi gruppi internazionali rimodulano l’offerta rinviando le riaperture. Le statistiche ufficiali confermano il tracollo: gli arrivi restano lontani dai picchi pre-pandemia e dal boom seguito al disgelo degli anni di Barack Obama.
Petrolio venezuelano finito
Per decenni l’isola ha dipeso dalle forniture del Venezuela. Lo stop alle esportazioni ha lasciato l’Avana senza greggio e prodotti raffinati. Le sanzioni statunitensi hanno aggravato l’isolamento, rendendo difficile anche l’arrivo di aiuti e merci che viaggiano prevalentemente per via aerea. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ammesso la gravità della situazione, parlando di riserve ormai azzerate.
Sanità al limite
L’emergenza non risparmia gli ospedali, uno dei simboli del sistema cubano. Il ministero della Salute ha annunciato la sospensione di interventi chirurgici programmati, la riduzione delle degenze e il ricorso alla medicina naturale per supplire alla mancanza di farmaci. Le strutture garantiscono solo le urgenze e i casi potenzialmente letali, mentre i black-out complicano l’assistenza quotidiana.
Rischio sociale e “Opzione Zero”
Con negozi vuoti e strade sempre più deserte, cresce il timore di una nuova esplosione sociale come quella del luglio 2021. Al centro del dibattito torna l’“Opzione Zero”, la strategia di sopravvivenza immaginata da Fidel Castro durante il Periodo Speciale degli anni Novanta, fatta di razionamenti estremi e autosufficienza forzata. Le autorità assicurano che il Paese non collasserà, ma le organizzazioni per i diritti umani segnalano un aumento degli arresti e condizioni di detenzione preoccupanti.
Aiuti incerti e futuro sospeso
Russia e Cina parlano di possibili sostegni, senza impegni concreti. Il Messico promette maggiore assistenza. Intanto l’economia arretra e il turismo resta paralizzato. Secondo molti analisti, l’emigrazione di massa dei giovani riduce la capacità di protesta, lasciando l’isola a un fragile equilibrio tra resistenza e stanchezza.