Dalle aule accademiche ai banchi del Parlamento per trasformare il disagio sociale in riforme concrete. Nei giorni scorsi, la Sala Barberia del Senato è diventata il quartier generale di un confronto serrato tra istituzioni e società civile. Il vicepresidente della Commissione Sanità e Lavoro, Orfeo Mazzella, ha riunito accademici, economisti e rappresentanti del terzo settore per affrontare le "nuove povertà" italiane. L’obiettivo è chiaro: non limitarsi all’ascolto, ma scrivere proposte legislative che rispondano alla crisi reddituale e familiare che sta frammentando il Paese.
La piaga della povertà reddituale e il divario Nord-Sud
Il cuore del dibattito si è concentrato su come la mancanza di un reddito stabile stia scavando un solco sempre più profondo tra le diverse aree d'Italia. Non si parla più solo di numeri, ma di una vulnerabilità strutturale che colpisce soprattutto le periferie e le zone marginali, dove il riscatto sociale sembra un miraggio. Durante i lavori, gli esperti hanno evidenziato come la precarietà economica non sia un fenomeno isolato, ma l'innesco di una reazione a catena che travolge la stabilità delle famiglie. Per superare la logica dei "bonus" temporanei e degli interventi d’urgenza, la ricetta emersa dal tavolo tecnico punta su tre pilastri: lavoro dignitoso e contrasto ai contratti pirata, welfare di prossimità per abbattere le disuguaglianze territoriali, politiche di coesione che non lascino indietro il Mezzogiorno, minori e famiglie: una rete di protezione fragile.
La discussione si è poi spostata sulla tenuta dei nuclei familiari. In un decennio segnato da insicurezza sociale, i conflitti domestici e la tutela dei minori sono diventati fronti caldi che richiedono risposte rapide. La tavola rotonda ha confermato che la complessità di queste dinamiche non permette soluzioni semplificate: serve una rete istituzionale capace di dialogare con chi vive il territorio ogni giorno.
Il parterre di esperti che ha contribuito all'analisi è di alto profilo. Tra i presenti Nino Cartabellotta (Fondazione Gimbe) e l'economista Marco Esposito, Luca Bianchi (Direttore Svimez) e la statistica Filomena Maggino, l’europarlamentare Pasquale Tridico e il vescovo Antonio Staglianò, rappresentanti di Confindustria, sindacati e ordini professionali (Assistenti Sociali e Avvocati).
Verso un'agenda sociale permanente
L’incontro in Senato non rimarrà un episodio isolato. Il ciclo di audizioni proseguirà nei prossimi mesi coinvolgendo anche esperti internazionali. L'idea è quella di costruire un "osservatorio legislativo" permanente che possa tradurre le analisi sulla povertà in norme operative. La sfida per la politica, ora, è dimostrare che il passaggio dall'ascolto alla Gazzetta Ufficiale possa essere più veloce del previsto, mettendo finalmente al centro la dignità del lavoro e la protezione dei più deboli.