Il deputato democratico Ro Khanna ha dichiarato in aula di aver individuato sei uomini i cui nomi erano stati precedentemente oscurati nei fascicoli legati a Jeffrey Epstein, il finanziere morto in carcere nel 2019 mentre era detenuto con accuse di traffico sessuale di minori. Khanna ha sostenuto che, dopo la desecretazione parziale di milioni di pagine, alcune identità siano tornate leggibili. «Se in due ore abbiamo trovato sei uomini che stavano nascondendo, immaginate quanti uomini stanno coprendo in quei tre milioni di fascicoli», ha affermato nel suo intervento, senza però presentare prove di illeciti a carico dei nomi citati. Essere menzionati nei documenti relativi a Epstein non implica automaticamente responsabilità penali. Nei fascicoli possono comparire riferimenti tramite email, rubriche di contatto o altri documenti collegati al finanziere.

Il caso Wexner e il peso mediatico negli Stati Uniti

Tra i nomi indicati da Khanna figura Leslie Wexner, 88 anni, fondatore di marchi come Victoria’s Secret e Abercrombie & Fitch. Per anni Epstein ha gestito parte dei suoi investimenti, un rapporto professionale già noto e oggetto di attenzione mediatica negli Stati Uniti. Al momento non risultano accuse formali nei suoi confronti in relazione ai reati contestati al finanziere. È stato citato anche il sultano Ahmed bin Sulayem, amministratore delegato di Dp World, gruppo logistico con sede a Dubai. Secondo quanto riferito in aula e ripreso dai media americani, il suo nome comparirebbe in una corrispondenza del 2015 con Epstein. Il deputato repubblicano Thomas Massie ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia avrebbe confermato l’identità del destinatario di alcune email. Anche in questo caso non risultano incriminazioni. Gli altri nomi citati da Khanna sono Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov, sui quali al momento non emergono informazioni pubbliche dettagliate.

Il nome di Nicola Caputo e la replica

Tra le identità menzionate compare anche Nicola Caputo. Secondo alcuni media statunitensi, il nome potrebbe riferirsi all’ex europarlamentare italiano, già esponente del Partito Democratico, poi passato a Italia Viva e infine a Forza Italia, che ha ricoperto di recente l’incarico di assessore all’Agricoltura della Regione Campania. Caputo ha respinto ogni accusa, dichiarando sui social di non aver mai avuto rapporti con Epstein. Al momento non risultano file in cui il suo nome compaia in scambi diretti di email con il finanziere, ma solo in un elenco di venti persone contenuto in un documento, con due nominativi inizialmente oscurati. Nei documenti desecretati figurano anche i nomi “Michael Caputo”, “Kate Caputo” e “Christina Caputo”, senza che vi siano indicazioni pubbliche su eventuali collegamenti tra loro o con l’ex parlamentare italiano.

Un’inchiesta ancora aperta

La pubblicazione dei fascicoli legati a Epstein continua a generare polemiche politiche e mediatiche negli Stati Uniti. Le autorità federali non hanno annunciato nuove imputazioni in relazione ai nomi resi leggibili. Il caso resta dunque sul terreno della trasparenza documentale e del confronto politico, in attesa di eventuali sviluppi giudiziari. Le citazioni nei file, ribadiscono fonti legali americane, non equivalgono a una prova di responsabilità penale.