"Nel carcere di Avellino si muore, il governo Meloni intervenga". E' la denuncia dei radicali dopo l'ennesimo dramma dietro le sbarre del penitenziario di Bellizzi Irpino. A scendere in campo sono Filippo Blengino, Segretario di Radicali Italiani, e Bruno Gambardella, Presidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, che conoscono bene la realtà carceraria avellinese per averla più volte visitata.
"Questo sistema non rieduca ma uccide"
“Ancora una tragedia sfiorata, un’altra possibile vittima di un sistema che non rieduca, ma uccide", denunciano, sollecitando la massima attenzione da parte delle autorità politiche e istituzionali. Poi, il racconto del dramma: "Alla casa circondariale di Avellino, nella sezione femminile, una detenuta ha tentato di togliersi la vita due volte nel giro di pochissimo tempo. A impedirlo l’intervento tempestivo della polizia penitenziaria. Tuttavia, questo episodio non è l’eccezione: è la fotografia nitida di ciò che accade ogni giorno nelle nostre carceri. Se da un lato emerge il grande impegno di chi lavora in condizioni difficilissime, dall’altro non si possono ignorare le gravi carenze di sistema: dalla polizia penitenziaria in sotto organico, alla mancanza di assistenza medica e psichiatrica, troppo spesso inadeguata o del tutto assente".
Le denunce dei garanti: "Ma ormai questa è la normalità"
Problemi ed emergenze segnalate più volte dal garante dei detenuti di Avellino Carlo Mele e dal garante regionale Ciambriello.
"Quanto accaduto ad Avellino - accusano i radicali - è la normalità di un sistema sovraffollato, fragile, incapace di garantire condizioni umane. Di fronte a tutto questo, viene da chiedersi se la risposta del Governo sarà ancora l’ampliamento del catalogo dei reati. Perché, di fronte all’ennesima tragedia, qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”.