Ore 8.50. Jacques e Jessica Moretti arrivano davanti alla facoltà di ingegneria dove, in una sala conferenze, sono in programma gli interrogatori legati al rogo di Capodanno avvenuto a Crans-Montana. I due imprenditori, proprietari del discobar “Le Constellation”, giungono scortati dai loro legali. Ad attenderli, però, ci sono i familiari delle vittime.

L’arrivo e la contestazione

La scena si carica subito di tensione. I Moretti entrano inizialmente da una porta secondaria, poi escono per dirigersi verso l’ingresso principale. È in quel momento che la contestazione esplode. Urla, accuse, spintoni. I familiari li accerchiano sul marciapiede, in una protesta che degenera rapidamente.

Secondo quanto riferito dai presenti, la polizia non è immediatamente intervenuta nonostante la contestazione fosse annunciata. I volti degli avvocati appaiono tesi, così come quelli delle parti civili.

“Avete ucciso mio figlio”

Jessica Moretti, attesa per l’interrogatorio, viene spintonata più volte. Le urla sono laceranti. Una donna, madre di Taylan, morto nel rogo, grida: «Avete ucciso mio figlio». Jessica risponde più volte: «Desolata per questo, desolata per questo», tra le lacrime.

La madre insiste: «Ma è tutto quello che sai dire?». E ancora: «Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate? Mio figlio dov’è?». Parole che trasformano il marciapiede in un luogo di dolore collettivo.

Jacques Moretti prova a replicare: «Mi assumerò le mie responsabilità». E aggiunge: «Mi dispiace, mi dispiace. Ci prenderemo le nostre responsabilità, siamo qui per la giustizia». A un’accusa di aver “pagato 200 mila franchi per chiudere tutto”, ribatte: «Non c’è mafia, sono un lavoratore».

Un ingresso tra le urla

Sul posto si contano circa un centinaio di persone. I Moretti avanzano metro dopo metro verso l’edificio, praticamente circondati. Solo dopo alcuni minuti riescono a entrare, protetti dai loro legali.

I due sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo in relazione alla tragedia che ha segnato la notte di Capodanno a Crans-Montana. L’interrogatorio odierno rappresenta uno snodo cruciale nell’inchiesta.

All’esterno resta un clima carico di rabbia e dolore. Una ferita ancora aperta, che questa mattina a Sion si è trasformata in una contestazione durissima, al limite dell’aggressione.