La competitività europea torna al centro dell’agenda dei leader dei Ventisette, chiamati a confrontarsi su un terreno che da anni resta scivoloso: come rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione in uno scenario geopolitico segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e dalla pressione crescente su industria, energia e difesa. Il vertice, aggiornato al 12 febbraio 2026, mette sul tavolo dossier che intrecciano interessi nazionali, equilibri finanziari e visioni politiche spesso divergenti.

Mercato unico e Unione dei risparmi

Il completamento del Mercato unico resta la priorità dichiarata. Le barriere interne, normative e finanziarie, continuano però a frenare la piena integrazione. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha indicato la possibilità di ricorrere, se necessario, alla cooperazione rafforzata per aggirare i veti.

Sul fronte dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, Parigi, Berlino e Roma appaiono allineate sull’obiettivo di mobilitare capitali privati per sostenere innovazione e transizione industriale. Resta però decisivo il consenso delle grandi piazze finanziarie, in particolare Lussemburgo e Irlanda, che temono un’eccessiva centralizzazione delle regole.

Debito comune, la faglia Nord-Sud

Il tema del debito comune continua a segnare una linea di frattura tra i cosiddetti Paesi “frugali” e il Sud Europa. Fino a un anno fa Germania e Olanda guidavano il fronte contrario a nuovi strumenti comuni sul modello del Next Generation EU, mentre Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Francia spingevano per una condivisione del rischio.

La guerra in Ucraina ha modificato in parte le posizioni. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rilanciato l’idea di strumenti comuni per finanziare la sicurezza europea. Paesi tradizionalmente rigoristi come Danimarca e Finlandia hanno aperto alla possibilità di emissioni comuni per la difesa. Resta però il tabù degli eurobond come trasferimenti a fondo perduto. Germania e Olanda accettano più facilmente l’ipotesi di prestiti.

Un segnale di apertura è arrivato anche dal presidente della Bundesbank Joachim Nagel, che ha evocato la creazione di un asset europeo sicuro e altamente liquido per l’intera area euro.

Preferenza europea e rilancio industriale

Il rilancio dell’industria passa anche dal dibattito sulla cosiddetta “preferenza europea”. Per Emmanuel Macron si tratta di introdurre clausole che privilegino produzioni con contenuto industriale europeo e politiche di “buy European” negli appalti strategici.

La Germania propone invece un approccio più aperto, sintetizzato nella formula “made with Eu”, per non chiudere ai partner commerciali globali. L’Italia mantiene una posizione pragmatica, variabile a seconda dei settori produttivi coinvolti. Lo scontro è emerso chiaramente nel negoziato sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina, dove Parigi avrebbe voluto vincolare l’uso dei fondi alle sole forniture europee, mentre Berlino e altri Stati spingevano per includere anche fornitori extra Ue.

Green Deal e automotive

Il Green Deal resta uno dei capitoli più divisivi. La nuova Commissione concentra l’attenzione sul Clean Industrial Deal, con l’obiettivo di coniugare transizione verde e competitività. Ma sul bando ai motori endotermici dal 2035 si è aperta una contrapposizione netta. Germania e Italia, insieme a Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, chiedono una revisione del calendario o maggiore flessibilità tecnologica. Francia, Spagna, Danimarca e Olanda difendono invece l’elettrificazione come asse portante della strategia climatica. Su un punto si registra però un consenso trasversale: la necessità di semplificare le regole e ridurre gli oneri burocratici per le imprese, anche se le modalità dividono tra chi invoca deregulation e chi preferisce un intervento mirato.

Ucraina e cooperazioni variabili

Il prestito da 90 miliardi di euro a favore di Kiev, approvato con la formula della cooperazione rafforzata, è indicato come esempio di integrazione a geometria variabile. Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno accettato che l’iniziativa procedesse senza il loro coinvolgimento diretto. Sul conflitto restano differenze anche sull’ipotesi di inviare truppe di garanzia. Francia ha aperto a questa possibilità, mentre Germania e Italia mantengono una linea prudente. Sull’allargamento, i Paesi baltici spingono per accelerare l’adesione di Kiev, mentre altri governi chiedono cautela.

Mercosur e frattura agricola

L’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, che coinvolge Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, ha riacceso tensioni interne. La Francia guida il fronte del no insieme a Polonia, Austria e Irlanda, in difesa del comparto agricolo. Germania, Olanda e Paesi nordici, tradizionalmente orientati all’export, sostengono invece l’intesa. L’Italia si muove su un equilibrio delicato: tutela del settore agricolo e, al tempo stesso, attenzione agli interessi dell’industria manifatturiera, che vedrebbe nell’accordo nuove opportunità di mercato.

La sfida della competitività europea si gioca così su un mosaico di alleanze variabili. Tra difesa, energia, industria e commercio globale, l’Unione resta chiamata a trovare un punto di sintesi che trasformi le dichiarazioni in decisioni operative, superando veti incrociati e interessi nazionali consolidati.