Il clima elettorale attorno al referendum sulla Giustizia si surriscalda drasticamente dopo le dichiarazioni del Procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri. Ospite della trasmissione Piazzapulita su La7, il magistrato ha risposto con fermezza alle pesanti critiche ricevute dal mondo politico e istituzionale, denunciando un tentativo di strumentalizzazione delle sue parole.
"Il senso della paura l'ho superato 35 anni fa", ha esordito Gratteri, ribadendo di non temere le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari. Al centro della contesa, la distinzione fatta dal magistrato tra chi voterà "Sì" e chi voterà "No" alla riforma.
La frase della discordia: tra "centri di potere" e "persone perbene"
Secondo le ricostruzioni delle agenzie, Gratteri avrebbe inizialmente associato il voto favorevole alla riforma a centri di potere, 'ndrangheta e massoneria deviata, definendo invece "persone perbene" i sostenitori del No.
Tuttavia, il Procuratore ha prontamente precisato la sua posizione: "Non ho mai detto che tutti i cittadini che voteranno Sì appartengono alla malavita". Gratteri sostiene che le mafie voteranno Sì perché un indebolimento della magistratura permetterebbe loro "sonni più tranquilli". Chi parcellizza i suoi interventi per attaccarlo sarebbe, secondo il magistrato, in "totale malafede" per alzare i toni dello scontro.
La reazione della politica: da Salvini a Nordio
Le parole del magistrato hanno scatenato un vero e proprio terremoto politico. Il centrodestra si è schierato compatto contro quella che viene definita un'offesa a milioni di elettori. Il vicepremier Matteo Salvini è stato il più duro: "Io lo denuncio e voterò Sì". Antonio Tajani ha definito le parole di Gratteri "un attacco alla libertà e alla democrazia". Il Presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto "basito", auspicando una retromarcia del magistrato. Il Guardasigilli Carlo Nordio si è dichiarato "sconcertato", non ritenendo sufficienti le precisazioni fornite successivamente dal Procuratore.
Anche le opposizioni si dividono: se Elly Schlein (PD) preferisce restare sul merito della riforma criticando lo "spaccamento del CSM", Azione e +Europa stigmatizzano le parole di Gratteri definendole "inaccettabili".
Il CSM e il rischio di procedimenti disciplinari
L'onda d'urto è arrivata fino a Palazzo dei Marescialli. Enrico Aimi, consigliere laico del CSM, ha annunciato l'apertura di una pratica presso il Comitato di Presidenza per verificare se le affermazioni di Gratteri siano compatibili con i requisiti di equilibrio, imparzialità e terzietà richiesti a un magistrato. Contestualmente, è stato interessato il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione per valutare eventuali profili disciplinari. L'obiettivo è tutelare l'indipendenza e la credibilità della magistratura, evitando che il confronto referendario si trasformi in una "partita tra guardie e ladri".
Oltre la polemica: il punto sulla Giustizia Tecnica
Mentre lo scontro politico domina le cronache, il mondo tecnico analizza i risvolti pratici delle riforme. Durante la Giornata Nazionale dell'Ingegneria Forense, esperti e magistrati (tra cui i presidenti dei tribunali di Frosinone e Roma) si sono confrontati sulla necessità di trasformare la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) in una vera prova logica, superando la soggettività dei pareri. In discussione anche i DDL 1068 e 1065, che mirano a introdurre tempi certi per i pagamenti: liquidazione entro tre mesi per i professionisti, equità del compenso con sganciamento delle tariffe degli stimatori dal prezzo di aggiudicazione delle aste immobiliari, per ancorarle al valore reale di stima.
Un segnale che, al di là dei titoli di testa sul caso Gratteri, la macchina della giustizia cerca risposte concrete per professionisti e cittadini.