Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, ha tracciato una linea netta sul futuro dei negoziati tra Kiev e Mosca. La Russia, ha detto, non può ottenere al tavolo diplomatico più di quanto sia riuscita a conquistare sul campo di battaglia. Il rischio che ciò accada, ha sottolineato, rappresenta oggi «la maggiore minaccia».

Nel suo intervento, Kallas ha ricordato come, dopo oltre un decennio di tensioni e quattro anni di guerra su vasta scala in Ucraina, Mosca abbia appena superato le linee del 2014, pagando però un prezzo altissimo in termini di vite umane. Un bilancio che, secondo l’Alto rappresentante, rende evidente l’insostenibilità di una strategia fondata sulla forza.

Le condizioni per una pace sostenibile

Kallas ha elencato quelli che considera requisiti minimi per un eventuale accordo. Se si dovesse discutere di limitazioni alla capacità militare ucraina, ha affermato, lo stesso principio dovrebbe valere per l’esercito russo. E ancora: Mosca dovrebbe farsi carico dei danni provocati in Ucraina, senza alcuna amnistia per i crimini di guerra. Tra i punti non negoziabili indicati dalla responsabile della diplomazia europea figura anche il ritorno dei bambini ucraini deportati. «Questo è davvero il minimo che la Russia dovrebbe accettare se il suo obiettivo è la pace», ha dichiarato, ribadendo che un cessate il fuoco privo di garanzie non può essere scambiato per una soluzione duratura.

Il ruolo dell’Europa nei negoziati

Sul delicato tema dell’assenza europea dai colloqui di pace, Kallas ha invitato Mosca a considerare quanto l’esito concreto delle trattative dipenda dall’Unione, a partire dal dossier sanzioni. Un messaggio che suona come un richiamo alla centralità politica ed economica di Bruxelles nel definire l’architettura della sicurezza continentale. «Non dovremmo chiedere per favore di essere accettati al tavolo – ha osservato – ma discutere cosa vogliamo ottenere quando siamo al tavolo». Un passaggio che riflette la volontà dell’Ue di non limitarsi a un ruolo di spettatore, ma di incidere sulle condizioni finali di un eventuale accordo. Le parole pronunciate a Monaco segnano così una presa di posizione chiara: per Bruxelles, la pace non può tradursi in una legittimazione dei risultati ottenuti con la forza. E l’Europa, nel confronto tra diplomazia e conflitto, rivendica un peso decisivo.