Una storia d'amore. Un mistero. Parole che fluiscono come le scene di un film. Michele Pietrovito, beneventano, da sempre impegnato nell'ambiente artistico, si racconta ad Ottopagine.it riguardo alla sua recente pubblicazione “Un salto nel vuoto”, Selvaggio edizioni, in uscita da qualche mese.
Vieni da un percorso artistico diverso: come sei arrivato a scrivere un romanzo?
In realtà scrivo da sempre. Ho riadattato più di una ventina di commedie e scritto le sceneggiature di circa 15-20 cortometraggi inediti, vincendo anche premi importanti. Certo, un romanzo è qualcosa di completamente diverso.
Avevo però in testa una storia che continuava a tornarmi in mente, come succede spesso con tutto ciò che scrivo. È la storia di un amore impossibile: lui è un uomo autistico ad alto funzionamento, lei una donna bellissima, la sua tutor, che finisce per innamorarsi di lui.
Ho iniziato a scrivere seguendo l’istinto. Una collega psicologa, grande lettrice, lesse il testo e mi fece notare che aveva la forma di un diario. Da lì ho costruito una seconda parte, ampliando la struttura del racconto. Grazie a Maria Pia Selvaggio che ha creduto in questo lavoro è arrivata la pubblicazione.
E il legame con il linguaggio filmico è assolutamente presente. Altre ambizioni per questa storia?
C’è sicuramente il desiderio, un giorno, di poterlo trasformare in un film. È scritto volutamente come una sceneggiatura perché amo il cinema: ho insegnato linguaggio filmico nelle scuole e per me è stato naturale esprimermi così. Visualizzare le scene, immaginarle sullo schermo, è stato un processo spontaneo.
Quanto c’è di autobiografico in questo libro?
Come per tutti gli scrittori, c’è sempre qualcosa di sé in ciò che si scrive. Il libro contiene ciò che senti, ciò che percepisci, ciò che ti nasce dentro. C’è quindi una piccola parte di autobiografia, ma è una percentuale minima.
Che riscontro hai avuto dopo la pubblicazione?
Non avevo grandi pretese, se non il bisogno di scriverlo perché nasceva da dentro. Invece il riscontro è stato enorme: le copie sono andate a ruba e si è resa necessaria una ristampa. Anche su Amazon sta andando molto bene. Questo libro mi ha soprattutto fatto scoprire persone che mi vogliono davvero bene, lettori che hanno apprezzato la storia e mi hanno dedicato parole bellissime.
C’è qualcosa che cambieresti oggi?
Forse avrei ampliato alcuni aspetti della scrittura, qualche pagina in più.
Ma credo che la cosa fondamentale, che sia un film, un libro, una poesia o una canzone, sia una sola: deve emozionare. Non conta la durata, che siano 600 pagine o 50, tre minuti o sei. Deve colpire il cuore.
“Un salto nel vuoto”: un titolo che è un modo di vita...
Per me “un salto nel vuoto” è ogni volta che inizi qualcosa di nuovo, senza sapere cosa ti porterà. Nella mia vita ho cambiato spesso: situazioni lavorative, sentimentali. Ogni volta era un nuovo mondo, un vero salto nel vuoto. Ho scelto questo titolo anche perché la storia d’amore tra i protagonisti è, a sua volta, un salto nel vuoto.