Napoli

 

Il caso del bambino di due anni che ha ricevuto un cuore danneggiato all'ospedale Monaldi si arricchisce di dettagli inquietanti che spostano il focus dell'inchiesta dall'incidente tecnico alla competenza gestionale. Secondo le indagini difensive condotte dall'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, l'attuale team di cardiochirurgia pediatrica avrebbe eseguito solo due trapianti dal 2021 a oggi: il primo con esito infausto e il secondo riguardante il piccolo attualmente in terapia intensiva.

Un’eccellenza in declino? Il confronto con il passato

L'ombra del dubbio si allunga su quello che storicamente è stato considerato un fiore all’occhiello della sanità campana. "L'eccellenza del Monaldi – spiega l'avvocato Petruzzi – parrebbe legata a un team precedente, guidato dal dottor Carlo Vosa. Dobbiamo verificare se l'attuale squadra, cambiata nel 2021, rispecchi ancora quegli standard". Se confermato, il dato dei soli due interventi in tre anni solleverebbe interrogativi sulla curva di esperienza dell'equipe, fondamentale in procedure di altissima complessità come i trapianti pediatrici.

Giallo sulla strumentazione: "Partiti senza box?"

Le rivelazioni del legale toccano anche la fase cruciale del prelievo avvenuto in Trentino Alto Adige il 23 dicembre scorso. Emergono sospetti su una presunta carenza di strumentazione al momento della partenza da Napoli. Una dottoressa dell'equipe si sarebbe recata a Bolzano senza il box necessario o senza il ghiaccio adeguato. Se la strumentazione è stata fornita in emergenza dall'ospedale di Bolzano, resterebbe comunque l'obbligo del centro ricevente (il Monaldi) di vigilare sull'idoneità del materiale usato per il trasporto. Al momento, gli inquirenti hanno messo sotto sigilli un contenitore non auto-refrigerante.

Ombre sulla comunicazione e dimissioni misteriose

Oltre al profilo clinico, c'è un risvolto umano e deontologico che turba la famiglia. La madre del bambino ha riferito di non essere stata informata correttamente del fallimento dell'organo: le sarebbe stato detto genericamente che "il cuore non prendeva a battere", senza menzionare i danni fisici subiti dall'organo durante il trasporto. Spicca inoltre un gesto emblematico: l'abbraccio di una dottoressa alla madre con la frase sussurrata: "Mi dispiace, ma non potevo parlare".

A rendere il quadro ancora più complesso sono le dimissioni improvvise di un medico della struttura, avvenute il 29 dicembre, appena sei giorni dopo il trapianto e ben prima che la denuncia dei genitori diventasse pubblica. Un professionista che, stando a indiscrezioni, avrebbe dichiarato che "verrà il momento di parlare".

Il ruolo della Direzione Sanitaria

In questo clima di sospetti, la Direzione Sanitaria del Monaldi ha preso ufficialmente le distanze dai medici dell'equipe. Durante un incontro con i legali, i vertici avrebbero smentito il team, che sosteneva di aver comunicato correttamente i fatti alla madre. Una frattura interna che potrebbe rivelarsi decisiva per l'inchiesta coordinata dal procuratore Nicola Gratteri.