Missili verso lo Stretto di Hormuz. Mentre a Ginevra si apre il secondo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran, la Repubblica islamica ha annunciato l’avvio di esercitazioni militari con fuoco vivo nello Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, missili lanciati dall’interno del Paese e lungo la costa hanno colpito obiettivi nello stretto, snodo strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le manovre coinvolgono anche il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman e arrivano in un momento di forte tensione regionale, con gli Stati Uniti che hanno rafforzato la propria presenza militare nell’area.
Il vertice di Ginevra
I colloqui di Ginevra seguono il primo round tenuto il 6 febbraio in Oman e si svolgono in forma indiretta. La delegazione iraniana è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che lunedì ha incontrato il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. “Sono a Ginevra con idee concrete per un accordo giusto ed equo”, ha scritto su X, precisando che “non è sul tavolo la sottomissione alle minacce”.
Washington è rappresentata dagli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner. Il segretario di Stato Marco Rubio, in visita a Budapest, ha ribadito che gli Stati Uniti puntano a un’intesa, pur riconoscendo le difficoltà del negoziato.
Le parole di Donald Trump
Il presidente americano, parlando a bordo dell’Air Force One, ha detto che sarà coinvolto “indirettamente” nei colloqui. “Spero che siano più ragionevoli”, ha affermato riferendosi agli iraniani, aggiungendo che Teheran “vuole un accordo” e che non desidera “le conseguenze di un mancato accordo”.
Nei giorni scorsi Trump ha confermato l’invio nel Medio Oriente della portaerei USS Gerald R. Ford, che si aggiunge alla USS Abraham Lincoln e ad altre unità già presenti nell’area. Le forze statunitensi hanno inoltre abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato a una nave americana nello Stretto di Hormuz.
Nucleare e sanzioni: le condizioni di Teheran
L’amministrazione statunitense punta a un accordo che limiti il programma nucleare iraniano e impedisca lo sviluppo di armi atomiche. Teheran sostiene di non perseguire finalità militari, ma prima del conflitto dello scorso giugno con Israele aveva arricchito uranio fino al 60%, un livello tecnicamente vicino a quello necessario per uso bellico.
Il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi ha indicato che l’Iran potrebbe essere aperto a compromessi sul nucleare, a condizione che si discuta di un alleggerimento delle sanzioni internazionali guidate dagli Stati Uniti. “La palla è nel campo americano”, ha dichiarato alla BBC, sottolineando la necessità di “sincerità” da parte di Washington.
Tensioni interne e regionali
Il contesto resta segnato anche dalle proteste interne represse con violenza nelle scorse settimane. Secondo organizzazioni per i diritti umani, migliaia di persone sarebbero state uccise durante la stretta delle autorità, ma il bilancio non è verificabile in modo indipendente a causa delle restrizioni imposte da Teheran alle comunicazioni. Nel frattempo, i Paesi del Golfo mettono in guardia dal rischio che un’escalation possa innescare un nuovo conflitto regionale, in un Medio Oriente già provato dalla guerra tra Israele e Hamas.
Il negoziato di Ginevra si apre dunque tra diplomazia e deterrenza. Le esercitazioni nello Stretto di Hormuz rappresentano un messaggio chiaro: Teheran tratta, ma non arretra sul piano militare. Resta da capire se le prossime ore porteranno segnali di distensione o un ulteriore irrigidimento delle posizioni.