Napoli

 Il Sannazaro non è soltanto un teatro. È un pezzo di memoria collettiva, un crocevia di storia culturale dove si sono intrecciati nomi e destini che hanno segnato il Novecento italiano. È il luogo in cui Eduardo incontrò Pirandello, dove generazioni di attori hanno calcato il palcoscenico trasformando via Chiaia in un punto luminoso della scena nazionale.

Per questo, dopo l’incendio che ha colpito lo storico teatro napoletano, il dolore non è soltanto materiale. È un dolore intimo, quasi familiare, che attraversa chi al Sannazaro ha lavorato, vissuto, costruito pezzi della propria esistenza artistica.

Tra le voci che si levano in queste ore c’è quella di Benedetto Casillo, che al Sannazaro ha legato una parte fondamentale del proprio percorso.

«Innanzitutto il mio abbraccio fraterno a Lara Sansone, Sasà Vanorio e a tutta la famiglia del Sannazaro: di conseguenza il mio abbraccio va a tutta Napoli, la Napoli di cultura, di teatro».

Parlare del Sannazaro, spiega Casillo, «di solito riporta la gioia nel cuore, stavolta il dolore. Ognuno di noi ha ricordi: io credo che il teatro abbia avuto una delle più grandi compagnie d’Italia con attori straordinari, con Luisa Conte».

Il riferimento è a Luisa Conte, anima storica del teatro napoletano e simbolo di una stagione irripetibile. Dopo la nuova inaugurazione del 1971, ricorda l’attore, «il Sannazaro riprese il suo splendore, non c’era mai un posto per mesi e mesi».

E proprio a quelle file interminabili è legato uno dei ricordi più vivi: «Grazie a quelle file interminabili all’esterno del Sannazaro, di fronte si aprì un locale, si chiamava “Il Pungiglione”, e chi non riusciva ad entrare al teatro veniva lì per non andarsene a casa. Lì nacque “Isso, Essa e ’o Malamente” con Vittorio Marsiglia. Un’esperienza bellissima che nacque grande al Sannazaro».

Un teatro che non era soltanto palcoscenico, ma motore creativo capace di generare altro teatro, altri linguaggi, altre storie.

Per Casillo il legame è anche personale: «Per me il Sannazaro è casa, mia moglie Patrizia Capuano ha visto crescere letteralmente Lara e Ingrid. Io ricordo ancora l’ultima volta che ho recitato con Renato Rutigliano lì nel 1999 con “I Sadici Piangenti”… avrei dovuto essere in cartellone per fine marzo con “L’uomo dal fiore in bocca”… di qui il mio fiore per il ricordo, per la grande storia del Sannazaro e che possa tornare al più presto».

Parole che restituiscono la dimensione affettiva di un luogo che è molto più di una struttura architettonica. Il Sannazaro è una casa teatrale, una famiglia allargata, una pagina viva della cultura napoletana.