«Una esagerazione negli articoli contro di me». Dopo l’assoluzione nel procedimento legato al caso del dipinto attribuito a Rutilio Manetti, Vittorio Sgarbi torna a parlare pubblicamente e lo fa in un’intervista al Corriere della Sera.
«Gli articoli contro di me sono stati una esagerazione, direi, anche nell’esercizio del sacrosanto diritto di cronaca», afferma l’ex sottosegretario alla Cultura, sottolineando come la vicenda abbia inciso sul suo stato d’animo. «Certo che ha influenzato il mio umore, ma non sono interessato alle vendette, come magari sarei stato tempo addietro».
«Il fatto non costituisce reato»
Sgarbi si dice soddisfatto dell’esito giudiziario e precisa che l’assoluzione non è arrivata per insufficienza di prove. «Il giudice ha capito e giudicato in maniera opportuna, assolvendomi non per “insufficienza di prove”, formula che lo Stato italiano ha ritenuto incompatibile con il principio costituzionale della non colpevolezza, ma perché il fatto non costituisce reato».
Per il critico d’arte, l’unico effetto positivo della vicenda resta «che l’Italia ora conosce un po’ di più chi sia Rutilio Manetti», pittore senese del Seicento finito al centro del caso che lo aveva portato alle dimissioni dall’incarico istituzionale.
Il riferimento alla figlia Evelina
Nell’intervista spazio anche alla dimensione personale. Sgarbi cita la figlia Evelina, che lo ha a sua volta citato in giudizio, dichiarando di non comprendere perché scelga di rivolgersi ai media anziché a lui direttamente. «Potrei solo invitarla di nuovo, più che altro per il suo bene, a non dichiarare di pensare al mio bene quando mi porta in tribunale», conclude.
La sentenza chiude dunque il capitolo giudiziario, ma lascia aperto quello mediatico e familiare. Per Sgarbi, almeno sul piano legale, la vicenda si è conclusa con un riconoscimento pieno della propria posizione.