Napoli

 “Quando chiudi una fabbrica ti resta il prodotto, quando si chiude un sipario l’attore non è più niente”. È l’immagine, amara e potente, con cui Salvatore Vanorio descrive il giorno dopo l’incendio che ha distrutto il Teatro Sannazaro. “Per il momento il sipario è chiuso, non c’è dove andare a lavorare. Le scene, i costumi, l’attrezzatura tecnica: è andato tutto a fuoco”.

Vanorio, insieme alla moglie Lara Sansone, gestisce lo storico teatro di via Chiaia, rilevato nel 1969 dalla nonna di Sansone, Luisa Conte, quando la struttura era ancora un cinematografo. Una storia familiare e artistica lunga oltre mezzo secolo che ora si confronta con macerie e incertezza.

“Viviamo di lavoro, da domani non sappiamo dove andare”

A margine della riunione in Prefettura, i due gestori hanno espresso gratitudine per la vicinanza ricevuta: “Ringraziamo tutti per l’affetto, anche inaspettato”. Ma l’emozione si intreccia con la preoccupazione concreta per il futuro: “Noi viviamo di lavoro, da domani non sappiamo dove andare a lavorare, noi e i nostri dipendenti, gli attori”.

Il pensiero va prima di tutto ai lavoratori. “Bisogna pensare ai ragazzi che lavoravano con noi, per noi sono una famiglia”. La priorità, spiegano, è ritrovare lo spirito necessario per andare avanti, prima ancora di definire soluzioni operative.

L’ipotesi Mediterraneo: “Ci stiamo pensando”

Tra le opzioni sul tavolo c’è la proposta del Comune di utilizzare il Teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare per proseguire la stagione. “Ci stiamo pensando”, affermano Vanorio e Sansone. “In questo momento il cuore non c’è, bisognerà ritrovare quello spirito per poter andare avanti e garantire che a Napoli venga restituita quella bomboniera”.

Le istituzioni, riconoscono, “ci sono state vicino”, ma a colpirli è stata soprattutto la reazione dei cittadini e dei colleghi da tutta Italia: un’ondata di solidarietà che testimonia il valore simbolico del Sannazaro per la città e per il teatro nazionale.

Cause ancora da chiarire

Sulle possibili cause del rogo, prudenza assoluta: “Non è facile, il rogo è stato enorme, non ci è stata data nessuna ipotesi”. Vanorio sottolinea che “la nostra documentazione era in regola” e ribadisce la volontà di fare piena luce sull’accaduto: “Siamo i primi a voler sapere cosa è successo”.

Al di là delle responsabilità, resta una speranza che supera anche le vicende personali: “La nostra speranza è che il Sannazaro venga restituito alla città, con noi o senza di noi”.