Napoli

C’era una volta Cristian Chivu, l’uomo del caschetto e della saggezza riflessiva, quello che sembrava aver portato ad Appiano Gentile una ventata di equilibrio zen. Ma si sa, le belle maniere sono come le rose di De André: "Marinella" Chivu ha scoperto che il suo piglio sereno è durato quanto il battito d’ali di una farfalla, o appunto, lo spazio di un mattino.

Per difendere l'indifendibile (o quantomeno il discutibile) fallo di Bastoni, il tecnico nerazzurro ha deciso di compiere il più classico dei peccati di hybris: ha scomodato il Divino. "Maradona ha segnato un gol di mano e nessuno gli ha detto nulla", ha sentenziato Chivu.

Ed è qui, caro Cristian, che il campo da gioco diventa un campo minato.

Una questione di spalle (e di memoria)

Affermare che a Maradona "nessuno abbia detto nulla" per la Mano de Dios non è solo una svista statistica; è una solenne dichiarazione di ignoranza storica. Non è esistito, nella storia del calcio e forse dello sport moderno, un uomo più massacrato, setacciato e messo alla gogna di Diego Armando Maradona.

Non parliamo dei difensori gentiluomini dell’epoca che provavano a staccargli le caviglie come souvenir — quelli erano rischi del mestiere. Parliamo del massacro mediatico, politico e morale che Diego ha subito proprio per essere ciò che era. La sua mano contro l'Inghilterra non fu "perdonata": fu parte di un processo eterno. Che dura tuttora peraltro, come evidenzia il fatto che venga scomodato "ad minchiam" come l'adorabile professore Scoglio diceva. 

Il peso del mondo

Il problema è che Chivu, probabilmente, non se n'è accorto. E non se n'è accorto perché Diego aveva le spalle talmente larghe da aver trasformato quel massacro in un mantello. Se lo è caricato addosso tutto, da solo, proteggendo il gioco e i compagni, facendosi scudo contro un sistema che non aspettava altro che vederlo cadere.

Diego è stato più forte di tutto e di tutti. Purtroppo, non è stato più forte di se stesso, l’unica valvola di sfogo (e di autodistruzione) che quel peso immane gli concedeva.

Ognuno al suo posto

Caro Cristian, un consiglio amichevole: torni pure a parlare di Bastoni, di Kalulu, discetti pure del fallo di Mkhitaryan su Di Lorenzo o rispolveri pure i fantasmi di Mertens a Crotone. Il fango del "così fan tutti" o del "perché lui sì e io no" è un terreno che la nostra Serie A calpesta con discreta maestria da decenni.

Ma lasci stare Maradona. Non provi a misurarsi con giganti che non riesce nemmeno a scorgere all'orizzonte. Citare Diego per giustificare un contatto di gioco è come citare la Cappella Sistina per giustificare una macchia di umidità in corridoio.

Semplicemente, sono cose troppo grandi. E se non le capisce, o peggio, se le ignora, il silenzio resta sempre l'opzione più "zen" a sua disposizione.