Il vertice a Ginevra e la lettera congiunta. A Ginevra, delegazioni di funzionari russi e cinesi hanno incontrato il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, all’indomani del secondo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti sul dossier nucleare. La notizia è stata diffusa dall’agenzia iraniana Irna, citando la missione permanente della Repubblica islamica presso le organizzazioni internazionali.
Al centro dell’incontro, gli sviluppi delle attività nucleari definite “pacifiche” da Teheran e un confronto sull’agenda del prossimo Consiglio dei Governatori dell’Aiea, l’organo politico incaricato di adottare accordi di salvaguardia e fissare standard in materia. I rappresentanti iraniani, insieme agli alleati russi e cinesi, hanno presentato una lettera congiunta per ribadire una linea comune e la volontà di proseguire nella cooperazione e nel coordinamento con l’Agenzia.
Intervento ritenuto imminente
Il primo ministro polacco ha invitato i suoi concittadini a lasciare l'Iran "immediatamente" a causa della possibilita' di attacchi aerei statunitensi nel Paese. "Chiedo a tutti coloro che si trovano ancora in Iran di andarsene immediatamente", ha detto Donald Tusk parlando con la stampa. Il premier ha poi avvertito che la possibilita' di un conflitto aperto e' "molto reale", nelle prossime ore.
Negoziati con Washington e ruolo dell’Agenzia
Il vertice arriva dopo la conclusione del secondo ciclo di colloqui tra esponenti di Teheran e dell’amministrazione di Donald Trump. Secondo indiscrezioni, le parti avrebbero concordato di lavorare a una bozza di accordo da esaminare in un terzo incontro. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto anche un colloquio riservato con Grossi, che si è detto disponibile a collaborare alla definizione di principi quadro entro cui far proseguire i negoziati.
L’Aiea resta dunque snodo centrale in una trattativa che, oltre al piano politico, richiede verifiche tecniche e garanzie di conformità. La convergenza tra Mosca, Pechino e Teheran punta a rafforzare una posizione negoziale coordinata, in vista delle prossime decisioni del Consiglio dei Governatori.
La minaccia militare e i movimenti sul campo
Sul versante statunitense, tuttavia, il clima appare tutt’altro che disteso. L’amministrazione Trump mantiene una linea di forte pressione e non sembra escludere l’opzione militare qualora Teheran non accettasse di rivedere in modo sostanziale il proprio programma nucleare. Dai media americani filtrano indiscrezioni su un possibile attacco già nel fine settimana, mentre analisti indipendenti segnalano movimenti significativi di forze navali e aeree.
Secondo l’osservatorio Global Surveillance, la portaerei americana Gerald R. Ford sarebbe in fase di posizionamento davanti alle coste di Israele per garantire supporto in caso di potenziali minacce missilistiche iraniane. Il Washington Post riferisce inoltre di uno spostamento nel quadrante mediorientale di forze paragonabili a quelle impiegate nell’invasione dell’Iraq del 2003.
Parallelamente, il Gulf News segnala che unità navali russe e cinesi si sono unite a un’esercitazione militare avviata dalla marina iraniana nello Stretto di Hormuz, poche ore prima dei colloqui di Ginevra. Una coincidenza che rafforza la percezione di un confronto multilivello, tra diplomazia e dimostrazioni di forza.
Le critiche iraniane e il nodo della fiducia
Dai media iraniani emergono intanto critiche alla condotta dell’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff e del consigliere della Casa Bianca Jared Kushner, accusati di aver lasciato i negoziati dopo poche ore nonostante la disponibilità iraniana a proseguire il confronto. La stampa filo-governativa parla di “diplomazia part-time”, mentre editoriali vicini all’establishment respingono le accuse occidentali di tattiche dilatorie, ribaltando la responsabilità su Washington.
In questo scenario, la partita si gioca su un equilibrio fragile: da un lato la ricerca di un’intesa che eviti un’escalation, dall’altro il rafforzamento di posture militari che aumentano il rischio di un incidente. Ginevra torna così a essere teatro di un negoziato ad alta tensione, con l’Aiea chiamata a garantire credibilità tecnica in un contesto politico sempre più polarizzato.