Il suo ex, Nicola Fallarino, 42 anni, di Benevento, è stato già condannato in via definitiva a 10 anni, con rito abbreviato, come mandante del gesto, ed è diventato un collaboratore di giustizia. “L'ho saputo da Ottopagine”, dirà lei.
E' nell'aula Falcone-Borsellino, comprensibilmente nervosa. Raggiunge il banco dei testimoni, poggia a terra uno zaino che ha a tracolla e si siede. Snocciola le sue generalità, a novembre compirà 35 anni e potrà festeggiare. Perchè Annarita Taddeo è una miracolata, è scampata alla morte l'11 novembre 2023, centrata alla fronte da un colpo di pistola.
Parte civile con l'avvocato Benedetta Masone, deve essere ascoltata nel processo per tentato omicidio a carico di Salvatore Giangregorio (avvocato Gerardo Giorgione), 39 anni, e Alessia Petrucciani (avvocati Fabio Ficedolo e Domenico Dello Iacono), 45 anni, anche loro della città. Il primo è accusato di aver fatto fuoco, l'altra di avergli consegnato l'arma ed un motorino.
Il procuratore Gianfranco Scarfò le rivolge decide di domande, il punto di partenza è, inevitabilmente, la relazione con Fallarino. “Con il signor Fallarino era iniziata nel 2018, quando lui, dopo sei mesi, era stato arrestato, ed è finita nel 2023”, motivando la scelta della rottura con una presa di coscienza, perchè, dopo essere rimasta coinvolta in un procedimento per corruzione in relazione ai cellulari dietro le sbarre, ho capito che quella non era la vita che volevo”.
Taddeo ricorda "i colloqui in carcere, le telefonate che lui mi faceva anche dalla cella, i messaggi che postava su tik tok ed instagram con vari account”. Lui, Fallarino, “non accettava la mia scelta, pensava che avessi un amante che nascondevo, era ossessionato da questa idea. Voleva il bar che io gestivo inizialmente con lui in via Cocchia, nel quale aveva installato delle telecamere per vedere e sentire ciò che succedeva, e l'appartamento nel quale avevamo abitato. Entrambi intestati a terze persone, e dunque non del tutto suoi”.
E ancora: “Mi minacciava che avrebbe incendiato il bar di cui sono titolare all'interno dello stadio, che l'avrebbe fatta pagare ai mie genitori e ai miei zii”. Il nastro viene riavvolto fino all'incirca le 6 della mattina dell'11 novembre 2023. “Ho preso il mio cane in braccio ed ho chiamato l'ascensore più volte, vanamente. Appena l'ho messo a terra, il cane è fuggito in casa e io l'ho seguito. Poi ho sentito il rumore di un fruscio che, vista l'ora, mi ha sorpreso. Appena mi sono affaccia sull'uscio, ho visto un uomo che saliva le scale. Indossava un giubbino nero, aveva un casco integrale bianco. Me lo sono trovato di fronte, mi ha sparato...”.
L'emozione prende il sopravvento e lascia spazio ad una pausa. Poi il racconto prosegue: “Credevo di essere morta, mi sono finta morta, non so come ci sono riuscita. Sono caduta sul pavimento, avevo i piedi che uscivano dalla porta, lui mi ha spinto dentro la casaed ha frugato nello zaino, impadronendosi di 2mila euro e dei miei due cellulari. Poi mi ha toccato, per capire se respiravo, e, dopo aver chiuso lentamente la porta, è fuggito. Mi sono alzata e sono uscita sul balcone per chiedere aiuto, ho notato che si allontanava con un motorino bianco ed ho gridato: “Matteo, Matteo, ti ho riconosciuto”.
Matteo è Matteo Ventura (avvocato Marianna Febbraio), 31 anni, di Ceppaloni, per la cui posizione, dopo un iniziale coinvolgimento, è stata chiesta l'archiviazione. E allora, perchè quel nome? “Ero sotto choc, ho visto solo gli occhi scuri di chi mi ha sparato, nei miei era rimasta la fisionomia di Matteo Ventura perchè il giorno prima, a suo dire accompagnato in auto da Petrucciani, era venuto al bar e mi aveva invitata a consegnargli le chiavi dell'appartamento perchè doveva prendere delle cose per Fallarino”. Scarfò fa alzare Giangregorio (“Sono alto 1.85”) e le domanda se abbia "una assonanza con la fisionomia di chi le aveva sparato, indicato con un'altezza tra 1.75 e 1.80".
“Sì, ho questa sensazione dagli occhi, anche se non ho la certezza”, afferma Taddeo, che aggiunge: “Ancora oggi stento e credere che l'abbia fatto perchè non lo ritengo capace”. Il procuratore esibisce alcune foto del Liberty nero rinvenuto dalla Mobile a distanza di mesi e le mostra alla donna, che aveva parlato di un ciclomotore bianco. Lei riflette, poi spiega che “è la prima volta che le vedo, ero convinta che fosse bianco, ricordo che era bianco...”.
L'avvocato Masone insiste sulle minacce ricevute dalla sua assistita, che aveva sottolineato che "l'ex compagna di Giangregorio le aveva consigliato di cambiare la password del cellulare perchè Fallarino era interessato a scoprire cosa contenesse", l'avvocato Ficedolo domanda a Taddeo se abbia mai minacciato di morte il figlio di Fallarino. “Lui minacciava di far male alla mia famiglia io gli rispondevo che se l'avesse fatto, io avrei ricambiato con la sua”, la risposta. L'avvocato Giorgione, infine, oltre ad una serie di precisazioni di natura logistica, torna sul riconoscimento di Giangregorio come presunto killer. “Ho fissato quegli occhi scuri, l'unica cosa che potevo notare attraverso il casco... Non dimenticherò mai quel giorno”, conclude Annarita Taddeo.
Sono volate due ore, le prossime udienze sono in programma il 26 marzo e il 4 giugno, quando deporranno il perito incaricato oggi di trascrivere le intercettazini telefoniche ed ambientali, alcune delle quali in carcere, e lo stesso Fallarino.