La sentenza del tribunale di Hurghada. Sei mesi di reclusione per adulterio. È la condanna inflitta a Nessy Guerra dal tribunale di Hurghada, in Egitto. A renderlo noto è l’avvocatessa Armanetti, che segue la vicenda della donna dall’Italia e che parla di una decisione destinata ad avere ripercussioni pesantissime anche sul piano familiare. La sanremese, già al centro di una lunga battaglia legale con l’ex marito Tamer Hamouda, rischia ora di perdere la custodia della figlia Aisha, di tre anni. La prossima udienza per l’affidamento è fissata per il 6 aprile, data che potrebbe risultare decisiva per il futuro della bambina.
L’accusa dell’ex marito
A denunciare Guerra è stato l’ex coniuge, italo-egiziano, già condannato in via definitiva in Italia per violenza e stalking. La vicenda si inserisce in un contesto giudiziario complesso, segnato da procedimenti paralleli tra Italia ed Egitto e da normative molto diverse in materia di diritto di famiglia e reati contro la morale.
Secondo quanto riferito dalla difesa, la condanna per adulterio potrebbe incidere direttamente sulla decisione relativa all’affidamento della minore, in un sistema giuridico che attribuisce particolare rilevanza alla condotta personale della madre.
L’appello alle istituzioni italiane
Nessy Guerra e i suoi genitori si rivolgono ora alle istituzioni italiane, considerate l’unica possibile ancora di salvezza. Da settimane si susseguono dichiarazioni pubbliche del ministro degli Esteri Antonio Tajani e dell’omologo egiziano, ma sul piano operativo la situazione non avrebbe registrato sviluppi concreti.
La richiesta è quella di un intervento efficace che tenga insieme il profilo giuridico e quello umano della vicenda, con particolare attenzione alla tutela della bambina. La difesa punta a far valere i precedenti giudiziari dell’ex marito in Italia e a scongiurare una decisione che separi la piccola dalla madre.
Il caso riaccende il dibattito sui rapporti tra ordinamenti diversi e sulla tutela dei cittadini italiani coinvolti in contenziosi familiari all’estero. Il 6 aprile rappresenterà un passaggio chiave in una vicenda che intreccia diritto, diplomazia e diritti dell’infanzia.