Massima collaborazione, trasparenza totale e piena fiducia nella magistratura. Il Sindaco di Napoli e Commissario straordinario di Governo, Gaetano Manfredi, rompe il silenzio dopo il sopralluogo della Procura nei cantieri di Bagnoli, blindando politicamente l'iter dei lavori per l'America’s Cup. Con una nota diffusa nelle ultime ore, Manfredi ha confermato la volontà di fornire ogni documento utile agli inquirenti, cercando di gettare acqua sul fuoco di una vicenda che vede l'area ex Italsider divisa tra la corsa verso il grande evento velico e il timore di un nuovo disastro ambientale.
La genesi del caso: l'esposto dei cittadini
L'intervento del Sindaco arriva in risposta a un'attività istruttoria che si preannuncia complessa. Tutto è partito da una denuncia presentata un paio di mesi fa da una delegazione di residenti e tecnici della "Rete No America’s Cup". Il gruppo, accompagnato dal geologo Lamberto Lamberti e dal coordinatore di Medicina Democratica Paolo Fierro, è stato ricevuto dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dai sostituti Domenico Musto e Raffaele Barela.
Le accuse messe a verbale sono pesanti: rischi sanitari legati alla copertura della colmata e al dragaggio dei fondali, inquinamento atmosferico con sforamenti dei limiti di polveri sottili (PM10) già rilevati dall'Arpac e poi la sicurezza del territorio dubbi sulla tenuta dell'area, soggetta a continui fenomeni bradisismici, durante le operazioni di scavo.
Due fascicoli e l'ombra della DDA
La Procura di Napoli non si è limitata a un'indagine tecnica. I fascicoli aperti sono infatti due. Se il primo si concentra sulla tutela dell'ambiente e della salute, il secondo ha visto scendere in campo i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia. L'attenzione degli inquirenti si è allargata anche al clima di forte contrapposizione sociale degli ultimi giorni. Sotto la lente non ci sono solo i presunti illeciti amministrativi, ma anche gli episodi di cronaca: dai blocchi stradali per impedire il passaggio dei camion diretti al porto, fino alla comparsa di scritte offensive indirizzate proprio al sindaco Manfredi. La magistratura vuole capire se dietro la protesta dei comitati possano esserci infiltrazioni o dinamiche che vanno oltre il legittimo dissenso civico.
Contratti e opere "provvisorie"
Al centro della contesa c'è anche il ruolo del raggruppamento d'imprese guidato da Deme. Secondo l'esposto dei cittadini, l'azienda si starebbe occupando di interventi (come il bacino di calma per le barche a vela) che non erano previsti nel bando di gara originario per il risanamento dell'area. A complicare il quadro è la decisione del governo Meloni di non rimuovere la colmata: una scelta che, secondo gli attivisti, annullerebbe la possibilità di restituire una spiaggia libera alla città, trasformando opere nate come "provvisorie" in infrastrutture portuali permanenti.
La partita di Bagnoli si gioca ora su un doppio binario: quello della velocità, imposto dal calendario sportivo internazionale, e quello della legalità, dettato dai tempi (spesso più lenti) della giustizia. Saranno i documenti integrativi, che i cittadini si apprestano a depositare, a stabilire se il futuro del quartiere potrà davvero passare per il mare dell'America’s Cup o se dovrà fermarsi ancora una volta davanti ai sigilli della magistratura.